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NOVITÀ NORMATIVE

FABBRICATI SENZA RENDITA: ICI MASSIMA SUL LEASING

L'imponibile Ici per gli immobili D delle imprese, non censiti, acquisiti in leasing è costituito non dal solo prezzo di riscatto ma dalla somma di questo e dei canoni di locazione finanziaria previsti nel contratto. L'innovativo principio è stato affermato dalla Cassazione, nella sentenza n. 7332 del 26 marzo scorso.
La vicenda ha preso le mosse da un accertamento Ici su un immobile di categoria D, posseduto da un'impresa, non ancora censito. In base all'articolo 5, comma 3, del decreto legislativo n. 504/92, per questi immobili si assume il valore delle scritture contabili, al lordo delle quote di ammortamento, rivalutato con gli indici annualmente aggiornati dalle Finanze. Poiché l'immobile era stato acquisito in leasing, il contribuente aveva applicato l'imposta sul prezzo di riscatto del bene.
Al contrario, il comune aveva accertato un valore pari alla somma dei canoni di leasing periodici e del prezzo di riscatto. La Cassazione ha dato ragione al comune. Per i giudici, infatti, la norma di riferimento, nel richiamare le risultanze delle scritture contabili, non limita il richiamo al registro dei beni ammortizzabili.
Per l'imponibile Ici occorre guardare alle risultanze della generalità dei libri contabili, inclusa la documentazione su ciascun affare. D'altro canto, osserva la Corte, la funzione del leasing traslativo è il trasferimento della proprietà. Il vero corrispettivo non è rappresentato dal prezzo di riscatto ma include anche i canoni periodici. Questi ultimi hanno la finalità tipica della vendita a rate ed esprimono il valore capitale dell'unità immobiliare.
Si tratta di una tesi fortemente innovativa. L'articolo 5, comma 3 sembra invece letteralmente riferita al valore di iscrizione del bene nelle scritture contabili. La locuzione generica "scritture contabili" si spiega con l'esigenza di contemplare tutte le imprese. Anche la previsione secondo cui si assume l'ammontare «al lordo delle quote di ammortamento» si giustifica solo se si presuppone l'esistenza di un costo di acquisto e non di canoni periodici.
Non è chiaro come operino i coefficienti ministeriali di rivalutazione nell'ottica della sentenza. Se cioè gli stessi debbano essere applicati per anno di formazione dei canoni di leasing ovvero se debbano comunque essere tutti riferiti all'anno di esercizio del prezzo di riscatto, come sembra preferibile.
Dai canoni dovrebbe sempre essere detratta la quota implicita degli oneri finanziari applicati dalla società concedente, in quanto non imputabili al costo d'acquisto del bene.
La pronuncia conserva intatto il suo interesse anche in vigenza dell'articolo 5, comma 2, del Dlgs n. 502/92, in forza del quale in presenza di leasing il soggetto passivo è l'utilizzatore del bene. Mentre in costanza di contratto l'utilizzatore deve adottare il valore derivante dalle scritture contabili della società concedente, al termine dello stesso si pone il problema della determinazione dell'imponibile.
Partendo dal chiarimento offerto dalla Corte, dovrebbe continuarsi a dichiarare il costo di acquisto della società di leasing, sino alla attribuzione della rendita catastale. Si ottiene la sostanziale parificazione tra le imprese Ias a dopter e quelle che applicano i principi contabili nazionali.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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