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NOVITÀ NORMATIVE

DECRETO PAGAMENTI : BOZZA E NOVITA'.

Arriva il decreto per lo sblocco dei pagamenti della Pa. Confermata l'entità totale del piano – circa 40 miliardi divisi in due parti uguali tra seconda metà del 2013 e 2014 – che verranno liberati in parte con l'allentamento del patto di stabilità interno e in parte con il ricavato dell'emissione di titoli di Stato.
Dopo la bocciatura dei giorni scorsi da parte delle imprese e il conseguente rinvio del Cdm, la bozza del decreto è stata rivista in diversi punti con uno sforzo di semplificazione ma non tutte le criticità sembrano spazzate via, soprattutto sui meccanismi di pagamento e sui vincoli per le Regioni.
Tra le novità, c'è di sicuro il ruolo della Cassa depositi e prestiti che diventa il veicolo attraverso il quale il Tesoro anticiperà liquidità agli enti locali in sofferenza di cassa. Si cerca di semplificare anche il processo di certificazione dei crediti.
Su tutto vigilerà il Tesoro, pronto eventualmente anche a «provvedimenti correttivi urgenti» se si concretizzassero rischi per il tetto al 3% del rapporto deficit/pil. Confermata l'esclusione sia della possibilità per le Regioni di anticipare l'aumento dell'addizionale Irpef sia del blocco triennale degli impegni di spesa e dei prestiti per gli enti locali.
Viene inoltre data alla Conferenza Stato-città la possibilità di indicare (entro il 10 maggio 2013) un piano di riparto per i Comuni che tenga conto di quelli più virtuosi e non renda squilibrato l'assorbimento di risorse. Gli stessi Comuni devono però "incassare" una pillola amara: la maggiore anticipazione di tesoreria che impiegheranno fino al 30 settembre 2013 vincolerà una quota corrispondente delle entrate dell'Imu. Stesso discorso per le Province, ma in questo caso l'"ipoteca", anziché l'Imu, riguarda l'imposta sull'Rc auto.
Le risorse
I pagamenti si riferiranno a debiti maturati al 31 dicembre 2012, sarà data priorità alle imprese rispetto alle banche alle quali il credito è stato ceduto in modalità pro soluto, e comunque avranno precedenza le fatture più vecchie. Per gli enti locali con liquidità ci sono sul piatto 5 miliardi di euro per il 2013 che saranno esclusi dai vincoli del patto di stabilità interno. Per quelli in sofferenza di cassa, la Cdp gestirà il Fondo (alimentato comunque dal Tesoro) per la liquidità con dotazione di 2 miliardi per ciascuno degli anni 2013 e 2014.
Per le Regioni (debiti non sanitari) è previsto un altro Fondo per la liquidità con plafond di 3 miliardi per il 2013 e di 5 miliardi per il 2014. Inoltre si utilizzerà la leva del cofinanziamento nazionale per i fondi strutturali portata a 1,6 miliardi nel 2013 e 1 miliardo nel 2014. Quanto ai debiti degli enti del servizio sanitario nazionale, lo Stato effettuerà anticipazioni di liquidità fino a 14 miliardi, di cui 5 miliardi per il 2013 e 9 miliardi per il 2014.
Più esigua la dote per i debiti delle amministrazioni statali, che d'altronde rappresentano una quota marginale dello stock generale: a disposizione 500 milioni per il 2013, che potranno essere rimpinguati con piani di risparmio dei singoli ministeri, oltre che con l'incremento dei rimborsi fiscali già previsti, nella misura di 2,5 miliardi per il 2013 e 4 miliardi per il 2014.


I tempi
Il Capo dello Stato e la presidenza del Consiglio puntano a un approdo sprint sulla Gazzetta Ufficiale. Già stasera il testo potrebbe arrivare al Quirinale, in vista della possibile pubblicazione lunedì. Da quel momento si aprirà la giostra dei provvedimenti attuativi, che restano comunque tanti (una decina).
Diverse le scadenze ravvicinate. Per quanto riguarda l'allentamento del Patto, i singoli enti locali dovranno comunicare già entro il 30 aprile il loro fabbisogno, poi entro il 15 maggio un decreto dell'Economia, sulla base delle indicazioni della Conferenza Stato-città, ripartirà gli importi. Da subito però, in attesa del Dm, Comuni e Province potranno effettuare pagamenti nel limite del 35% degli avanzi di amministrazione registrati al 2010 e, comunque, entro il 50% del fabbisogno comunicato.
Non c'è più il blocco dei prestiti per investimenti, ma se non si pagherà almeno il 90% dello spazio concesso con l'allentamento del Patto scatteranno sanzioni per i responsabili degli enti, pari a due mesi di stipendio netto. Inoltre, come detto, si vincola una quota dell'Imu pari al maggiore anticipo di tesoreria richiesto al 30 settembre 2013.
Per quanto riguarda gli enti che non hanno liquidità, entra in gioco la Cdp che gestirà il Fondo per le anticipazioni (da concedere entro il 15 maggio 2013). Lo strumento operativo consiste in prestiti che gli enti locali dovranno restituire, con piano di ammortamento a rate costanti, comprensive di quota capitale e quota interessi, fino a 30 anni. Il tasso di interesse si baserà sul rendimento di mercato dei Btp a 3 anni in corso di emissione.
In caso di mancato pagamento della rata, l'Agenzia delle entrate tratterrà una corrispondente quota Imu (per i Comuni) o di tassa sull'Rc auto (per le Province). L'intervento della Cdp sarà comunque subordinato alla modifica del piano di riequilibrio finanziario dei Comuni e le somme che risultassero non dovute saranno recuperabili.
Anche per le Regioni (sebbene senza l'impiego della Cdp) c'è una via veloce. Entro il 10 maggio 2013 saranno stabilite le anticipazioni (sempre prestiti da sottoscrivere con il Tesoro). Quanto ai debiti sanitari, entro 15 giorni dall'entrata in vigore del decreto il ministero dell'Economia stabilirà il riparto della liquidità prevista per il 2013 (5 miliardi).
Per tutti i debiti regionali viene inserita una clausola di salvaguardia. In sostanza, sarà concesso sottoscrivere nuovi prestiti o mutui ma solo al verificarsi di due condizioni: conseguimento degli obiettivi del patto per l'anno precedente e situazione di equilibrio strutturale del bilancio.
FONTE : IL SOLE 24 ORE

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