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NOVITÀ NORMATIVE

ENTI LOCALI: SI SBLOCCANO I PAGAMENTI IN CONTO CAPITALE.

Con la sua pubblicazione in «Gazzetta Ufficiale», il Dl 35/2013 che ieri ha ottenuto la «condivisione» europea da parte del vicepresidente della Commissione Ue Olli Rehn può cominciare ad avere i primi effetti concreti nei Comuni e nelle Province.
In base ai dati registrati dalla piattaforma telematica del ministero dell'Economia, a inizio marzo sindaci e presidenti erano titolari di disponibilità liquide per 18,2 miliardi di euro, per cui lo sblocco immediato del 13% (articolo 1, comma 5) libera da subito 2,37 miliardi di euro. Il 68% abbondante di questi soldi (1,62 miliardi) si concentra nelle amministrazioni locali del Centro-nord, che mediamente sono anche le più attive sul terreno degli investimenti e quindi le più colpite dal blocco dei pagamenti in conto capitale determinato dal Patto di stabilità: nei Comuni e nelle Province meridionali il «rompete le righe» immediato può smuovere 461,5 milioni, e altri 286,1 milioni possono ricominciare a circolare in Sicilia e Sardegna.
Una bella cifra? Se l'associazione dei sindaci ha parlato di «vittoria dei Comuni e dell'Italia che produce», l'Unione delle Province si mostra più fredda e per bocca del suo presidente, Antonio Saitta, sostiene che «ancora una volta si è scelta la strada dei vincoli per frenare gli enti locali». Guardando ai numeri, 2,37 miliardi coprono in effetti meno del 3,5% dei debiti complessivi (residui passivi) iscritti nella parte investimenti di Comuni e Province; di conseguenza anche con il secondo capitolo del provvedimento, rappresentato dai decreti dell'Economia che distribuiranno gli altri benestare fino ad arrivare a 5 miliardi, non si supererà il 7,4% del monte debiti fotografato dai conti locali. Con altri due numeri, si può però inquadrare da una diversa prospettiva il problema e le dimensioni dell'intervento: l'anno scorso Comuni e Province hanno saldato investimenti per 15,5 miliardi (con un crollo del 37% rispetto al 2008), per cui il decreto consente di far dribblare i vincoli del Patto a quasi un terzo dei pagamenti annuali degli enti locali.
Il dato chiave si incontra comunque nel cambio di rotta rispetto alle restrizioni progressive degli ultimi anni; un cambio di rotta che però, per essere concreto, va tradotto in tempi operativi strettissimi. Dove ci sono soldi in cassa, per far ripartire la macchina dei pagamenti occorre che l'amministrazione conosca il quadro complessivo dei debiti pregressi dal saldare, e quindi l'entità degli spazi finanziari da chiedere all'Economia (perché l'altro tetto ai pagamenti immediati è rappresentato dal 50% delle somme che saranno contenute nelle istanze). Anche negli enti in cui i primi mesi dell'anno, in genere i più generosi in termini di pagamenti, hanno permesso di liquidare una quota importante di fatture, lo sblocco deciso dal decreto potrebbe avere un effetto indiretto sul calendario dei mesi successivi, liberando ex post una parte dei flussi dai vincoli del Patto.
Tutte le parti pubbliche in causa, però, si devono muovere come un orologio: entro il 29 aprile Comuni e Province devono accreditarsi alla piattaforma elettronica ministeriale per le certificazioni, ed entro il 30 occorre aver ricostruito il quadro integrale delle proprie fatture in attesa per chiedere all'Economia gli spazi finanziari e, se manca liquidità, l'anticipazione alla Cassa depositi e prestiti. In ogni caso, almeno il 90% delle somme indicate per questa via andranno pagate: su ogni passaggio devono vigilare i revisori dei conti, chiamati a segnalare alla Corte dei conti gli eventuali ritardatari per far scattare le sanzioni.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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