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NOVITÀ NORMATIVE

PAGAMENTI PP.AA.: PERCORSO AD OSTACOLI.

Il calendario fissato dal decreto sui debiti della Pubblica amministrazione è rapido, e i primi provvedimenti attuativi seguono lo stesso ritmo, come impone l'acutezza dell'emergenza. La strada che può condurre il creditore al traguardo dell'incasso, però, può essere lunga e tortuosa, costretta com'è a divincolarsi fra la rigidità dei vincoli europei che rimangono in campo e la mole di un problema che si è accumulato negli anni. Lungo il sentiero, si incontra più di un ostacolo, su cui si dovrà esercitare l'«esame attento» dei testi già annunciato dai partiti e l'azione di «semplificazione» chiesta a gran voce da imprese e operatori.
Le prime incognite si incontrano fin dall'inizio del percorso, tra i Comuni che potrebbero riavviare la macchina senza aspettare gli interventi dell'Economia previsti per la metà di maggio. Il decreto è in vigore da martedì, ma di pagamenti immediati non se ne vedono perché tutti i Comuni carichi di arretrati devono ricostruire il puzzle dettagliato dei debiti al 31 dicembre scorso, e su questa base misurare la richiesta di sblocco dal Patto di stabilità che andrà presentata entro fine aprile.
Anche chi ha i soldi in cassa, s'inceppa in un primo nodo interpretativo. Il decreto consente di liberare fino al 13% della liquidità «detenuta presso la tesoreria statale» (articolo 1, comma 5), ma gli amministratori spiegano in coro che solo una parte delle risorse finisce in quei conti. Oltre a tagliare drasticamente l'ossigeno finanziario che si può immettere nel sistema senza aspettare la distribuzione delle quote da parte dell'Economia, una lettura restrittiva della regola finirebbe dritta in un paradosso: fuori dalla tesoreria statale ci sono le entrate prodotte dai mutui accesi per gli investimenti, cioè proprio le risorse che il decreto intende sbloccare e che invece tornerebbero a incagliarsi.
L'altro vincolo, che impedisce di pagare più del 50% delle somme che si intendono sbloccare con il meccanismo del decreto, rischia poi di imbrigliare i pagamenti nei Comuni più in ordine, che hanno pochi arretrati da smaltire e quindi pochi "bonus" da chiedere. A regime, invece, l'impatto del provvedimento sui creditori dei diversi Comuni dipenderà dalla somma che ogni sindaco chiederà, e riuscirà ad ottenere, al tavolo delle deroghe al Patto; la somma, a sua volta, è legata alla quantità dei «debiti certi, liquidi ed esigibili» accumulati al 31 dicembre scorso, spesso tutti da ricostruire, e dai criteri che saranno adottati per distribuirla. Sindaci e Governo hanno tempo fino al 10 maggio per trovare metodi diversi, altrimenti si applicherà il parametro proporzionale che finirà per premiare chi è più "audace" nelle istanze.
Una quota importante dei debiti degli enti locali è legata poi a finanziamenti regionali, che si possono riattivare in pieno solo se i Governatori procedono in tempi record nel tour de force loro riservato dal secondo articolo del decreto. Per ottenere l'anticipazione dall'Economia, da girare per il 66% agli enti locali, le Regioni devono scrivere provvedimenti in grado di coprire anticipo e interessi, presentare un piano dettagliato dei pagamenti e firmare un contratto con l'Economia per lo sblocco delle risorse. Il tutto senza dare più spazio all'interno del Patto di stabilità ai pagamenti diretti delle Regioni (sono esclusi solo quelli "girati" agli enti locali), che nella nuova versione «eurocompatibile» in vigore dal 2013 ha effetti ancora da misurare.
Per i debiti statali, la premessa obbligatoria è un elenco cronologico dei debiti in ogni ministero. Una tranche verrà sbloccata a metà maggio, ma chi non salirà sul primo treno dovrà aspettare i piani di rientro e il loro passaggio in Parlamento e Corte dei conti. Entro metà dicembre.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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