PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

PAGAMENTI PP.AA.: STRADA IN SALITA PER LO SBLOCCO.

Con la pubblicazione del dl 35/2013, ossia il decreto che sblocca i pagamenti delle pubbliche amministrazioni, si è finalmente messa in moto la macchina che porterà nelle casse dei creditori delle p.a. circa 40 miliardi di euro da qui al 2014. Il percorso, tuttavia, è assai tortuoso, tanto da rendere incerti i potenziali beneficiari sui tempi effettivi di pagamento.
In attesa delle correzioni che potranno essere introdotte dal parlamento (come richiesto dalle principali associazioni imprenditoriali), proviamo a capire chi può nutrire una ragionevole aspettativa di ricevere i soldi. Migliore sembra essere la posizione di chi vanta crediti nei confronti degli enti locali, per i quali, infatti, il dl 35 prevede lo sblocco di 5 miliardi di pagamenti, concedendo una deroga ai vincoli del Patto di stabilità 2013.
In pratica, comuni e province potranno utilizzare la liquidità di cui dispongono (e che il Patto ha finora congelato) per estinguere una parte dei loro debiti «di parte capitale». Si tratta, in particolare, di acquisti di beni mobili (arredi, attrezzature, macchinari, automezzi, ecc.), di interventi di realizzazione e/o manutenzione di opere pubbliche (strade, fognature ecc.), di acquisti o realizzazione di immobili. Ma vi rientrano anche, per esempio, le spese di progettazione a fronte di prestazioni di professionisti.
Il dl 35 consente di pagare due tipologie di debiti:
1) quelli «certi, liquidi ed esigibili» alla data del 31 dicembre 2012;
2) quelli per i quali, alla medesima data, sia stata almeno emessa fattura (o richiesta equivalente di pagamento).
Se per la seconda categoria non si pongono particolari questioni interpretative in quanto fa fede la data della fattura, qualche dubbio può sorgere rispetto alla prima. In proposito, si ricorda che un debito si considera certo quando non è controverso nella sua esistenza (per esempio per contestazioni giudiziali), liquido quando il suo ammontare risulta precisamente determinato o determinabile, esigibile quando non è sottoposto a condizioni o termini. In tali casi, si può anche prescindere dall'esistenza o meno della fattura, che presenta un valore più contabile (oltre che fiscale), che sostanziale. Per esempio, per le opere pubbliche sembra assumere rilevanza il certificato di pagamento, che viene rilasciato in coincidenza con gli stati di avanzamento lavori.
Si ritiene che l'esigibilità sussista anche prima di ottenere il Durc, fermo restando che quest'ultimo è necessario ai fini del pagamento effettivo. Analogo discorso vale per le verifiche presso Equitalia (per i pagamenti oltre 10 mila euro).
È incerto se possano essere considerati anche i debiti non commerciali (per esempio, a favore di soggetti espropriati): la norma non opera distinzioni, anche se la relazione di accompagnamento parla espressamente di debiti commerciali.
Al di là dei casi dubbi, lo sblocco avverrà in tempi rapidi, a patto che comuni e province dispongano di sufficienti risorse liquide. In tal caso, infatti, il dl 35 consente di pagare immediatamente fino al 13% della liquidità presente sui conti di tesoreria dei singoli enti.
Una volta esaurito il plafond iniziale, però le cose iniziano a complicarsi. A questo punto, infatti, occorrerà attendere il 15 maggio, allorché il Mef indicherà il bonus che ciascun ente potrà utilizzare per derogare dal Patto. Al momento, inoltre, non è chiaro se i 5 miliardi totali includano anche i pagamenti già effettuati nei primi mesi di quest'anno: se così fosse (come pare confermato dalla lettera delle norme), è ovvio che gli spazi per nuovi pagamenti si restringono.
Se poi l'ente debitore è a corto di cassa, le incognite aumentano ancora. Per fronteggiare tale evenienza, il dl 35 prevede due strumenti. Da un alto, aumenta il margine entro cui province e comuni possono attivare le anticipazioni di tesoreria, dall'altro consente loro di accedere a un prestito a lungo termine della Cassa depositi e prestiti. Ciò, oltre a comportare un allungamento dei tempi, non garantisce che le risorse che potranno essere acquisite siano sufficienti. Sul primo versante, molti enti sono già vicini al tetto delle anticipazioni. Quanto al secondo strumento, i 4 miliardi messi a disposizione dal dl 35 (2 quest'anno e 2 il prossimo) sono inferiori rispetto al reale fabbisogno. Inoltre, il meccanismo è viziato da un corto circuito: gli enti, infatti, devono presentare richiesta alla Cassa entro il 30 aprile, che è la stessa scadenza entro cui devono chiedere la deroga sul Patto. C'è quindi il rischio che i margini di spesa risultino inferiori alla reale capacità di pagamento.
Per coloro che resteranno a bocca asciutta, la strada si fa sempre più stretta. Entro ottobre è prevista una seconda iniezione di liquidità, ma solo per il 10% dello stanziamento 2013, mentre non è stabilito quadro verranno ripartiti i 2 miliardi stanziati per il 2014.
Vita ancora più dura per i creditori delle regioni e degli enti del servizio sanitario nazionale. In tali casi, il problema non è tanto legato alle risorse disponibili, che nel biennio ammontano complessivamente a 22 miliardi (su 26 totali di cash per gli enti territoriali). L'ostacolo qui è rappresentato dai tempi: per accedere al tesoretto, infatti, i governatori sono chiamati a predisporre, oltre al piano dei pagamenti, anche «idonee e congrue» misure di copertura finanziaria degli impegni assunti, anche a carattere legislativo. Spesso, si tratta di un passaggio tutt'altro che scontato, specialmente nelle regioni con i bilanci più traballanti.
Coloro che aspettano di essere pagati dalle p.a. statali, infine, dovranno sperare di essere inclusi nella prima tranche di pagamenti, che scatterà, anche in tal caso, a metà maggio sulla base degli elenchi cronologici che ciascun ministero è chiamato a predisporre entro fine aprile con riferimento ai propri debiti. Per chi resterà fuori, occorrerà aspettare che vengano definiti appositi piani di rientro, che prima di essere attuati dovranno passare al vaglio di parlamento e Corte dei conti.
A differenza dei bonus sul Patto, le iniezioni di liquidità possono essere destinate anche al pagamento di debiti di parte corrente (forniture di beni e servizi), sempre che certi, liquidi ed esigibili o muniti di fattura al 31 dicembre scorso. Per questi, infatti, non si pone un problema di Patto che vincola solo i pagamenti in conto capitale. Ma la torta è sempre quella e più aumentano i commensali più il numero di quelli destinati a restare ancora digiuni è destinato a crescere.
FONTE: ITALIA OGGI

SCADENZIARIO

<settembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
28293031123
45678910
11121314151617
18192021222324
2526272829301
2345678
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio