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NOVITÀ NORMATIVE

PICCOLI COMUNI ALLE PRESE CON IL PATTO.

Un emendamento al decreto legge sui pagamenti dei debiti della p.a. alle imprese (dl 35/2013) per esonerare dal patto di stabilità gli enti sotto i 5.000 abitanti tenuti da quest'anno al rispetto dei vincoli di finanza pubblica. È la richiesta che l'Anci farà al parlamento per evitare la paralisi dei mini-enti a cui sono bastati tre mesi di applicazione del Patto per rendersi conto dell'insostenibilità delle nuove regole. «I bilanci dei piccoli municipi sono di entità ridotta», spiega Mauro Guerra, coordinatore nazionale Anci piccoli comuni, «e dipendono quasi totalmente da fonti esterne per ciò che riguarda gli investimenti, cosa che rende praticamente impossibile governare ragionevolmente i flussi di cassa così come richiesto dal patto di stabilita».
Per questo i sindaci dei piccoli comuni hanno deciso di alzare la voce. C'è chi come Pierluigi Camilli, sindaco di Pitigliano (Grosseto), chiede a tutti i primi cittadini dei mini-enti di dimettersi in massa. E chi come Massimo Tegner, assessore del comune di Sospirolo (Belluno) e coordinatore della Consulta piccoli comuni del Veneto, si accontenterebbe anche di un'applicazione graduale, magari in tre anni, delle nuove regole. Per Ivana Cavazzini, sindaco di Drizzona (Cremona) e coordinatore Anci Lombardia per le Unioni di comuni, andrebbe bene anche una attenuazione dei vincoli per la parte di conto capitale. Mentre il sindaco di Cerignale (Piacenza) e Coordinatore della consulta piccoli comuni dell'Emilia Romagna, Massimo Castelli, chiede un decreto legge per bloccare l'applicazione del Patto almeno per quest'anno.
Tutti sono d'accordo che l'estensione dei vincoli agli enti con popolazione compresa tra 1.000 e 5.000 abitanti sia «una prospettiva insostenibile» che rischia di strozzare i mini-enti proprio nel momento in cui sono chiamati a unire le forze per gestire in forma associata praticamente tutte le funzioni fondamentali (9 su 10).
Di qui la richiesta di un intervento correttivo da inserire nell'unico provvedimento all'esame del parlamento, il dl 35, che peraltro secondo l'Anci andrebbe anche rivisto in quanto troppo penalizzante per le amministrazioni virtuose. «Si rischia un effetto paradossale», avverte Guerra, «perché molti piccoli comuni nella prospettiva di essere assoggettati al Patto hanno fatto sforzi incredibili per pagare i propri debiti nei primi mesi del 2013 e ora si trovano a essere penalizzati dal dl 35 che avvantaggia solo chi non ha ancora pagato». Le soluzioni che l'Associazione dei comuni proporrà sono due.
O escludere dal Patto le spese in conto capitale in modo da non penalizzare gli investimenti oppure, attraverso il meccanismo delle compensazioni verticali, recuperare spazi finanziari per abbattere il più possibile l'entità del sacrificio chiesto ai piccoli comuni e stimato in un miliardo di euro. «Stiamo concordando con le regioni un abbattimento di almeno 600 milioni dell'obiettivo di Patto», annuncia Guerra, «sarebbe già un bel passo avanti. Sia chiaro», prosegue, «che noi non intendiamo certo sottrarci ai doveri di contribuire al risanamento della finanza pubblica ma proprio per questo chiediamo che non si estenda l'applicazione di norme irragionevoli e dannose per la gran parte del paese e delle economie locali».
Intanto l'altra associazione rappresentativa dei piccoli comuni, l'Anpci di Franca Biglio, ha organizzato per oggi a Roma una manifestazione in piazza Montecitorio per ricordare ai grandi elettori, riuniti per l'elezione del presidente della repubblica, le «enormi difficoltà in cui si trovano i piccoli comuni e i loro abitanti».
FONTE: ITALIA OGGI

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