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IMU, DEF E TAGLI: UNO SCENARIO IN EVOLUZIONE.

«Se le stime saranno confermate», dal 2015 per mantenere centrato l'obiettivo del pareggio di bilancio sarà sufficiente «un percorso di manutenzione dei conti pubblici» pari allo 0,6% del Pil «in termini cumulati» fino al 2017. Ad escludere manovre "invasive", sempreché l'Imu rimanga nell'attuale configurazione o la sua eventuale riduzione venga adeguatamente coperta, è il ministro dell'Economia uscente, Vittorio Grilli, in un'audizione alle Commissioni speciali di Camera e Senato sul Def. Che è stato integrato dal Tesoro, con l'ok del Consiglio dei ministri, per lasciare nel Documento come unico scenario quello del mantenimento dell'Imu, anche dal 2015 in poi, nell'attuale versione sperimentale fino al 2014: imposta sulla prime abitazioni e collegamento con le "nuove" rendite catastali.
Scompare quindi lo scenario alternativo, delineato dalla versione originaria del Def, tratteggiato sulla base di un eventuale stop all'attuale configurazione dell'Imu sperimentale (dal 2015 esclusione della prima abitazione e della "rivalutazione catastale", dal raggio d'azione dell'imposta), che avrebbe comportato una perdita di gettito per oltre 11 miliardi (anche se la cifra non era specificata) da coprire con misure correttive. Una scelta quella di optare per un unico scenario, adottata, si legge nel documento di 12 cartelle di "errata corrige" messo a punto dal ministro dell'Economia per integrare il Def, anche «per accogliere una richiesta della Commissione europea». Questa decisione non è stata vista di buon occhio dal Pdl, da sempre favorevole all'abolizione dell'Imu sulla prima casa. Ma Grilli ha ribadito che la parola definitiva spetta ora al nuovo governo. E ha ricordato che «l'Imu è sperimentale non per dire c'è o non c'è, non perché si cancella. Fare aggiustamenti – ha aggiunto – è nelle prerogative del governo e del parlamento, ma l'Imu è la fonte di finanziamento delle autonomie locali».
Intanto, in vista del cambio della guardia a palazzo Chigi, dal Parlamento sale il pressing per allungare i tempi dell'esame del Def, che dovrebbe ricevere l'ok delle Aule della Camera e del Senato tra il 29 e il 30 aprile, in tempo utile per essere definitivamente trasmesso a Bruxelles prima della fine del mese. A spingere per l'allungamento dei tempi sono i due presidenti delle super-Commissioni, Filippo Bubbico (Pd) e Giancarlo Giorgetti (Pdl) e Pier Paolo Baretta (Pd). Ma Grilli frena: «Faremo ulteriori approfondimenti ma ad oggi non mi risulta che sia mai stata valicata» la data del 30 aprile.
Quanto al cammino da percorrere nelle prossime settimane, Grilli ha sottolineato che il risanamento c'è, «ma il percorso è stretto» e «richiede la prosecuzione di sacrifici del nostro paese che può essere alleviato in funzioni di meccanismi di sblocco della crescita» come il pagamento della prima tranche della Pa. Ma ha anche aggiunto che «dopo un anno di notevoli sacrifici, ora l'Italia è un Paese più solido». Sull'importanza degli effetti dello sblocco dei pagamenti della Pa si è soffermato anche il presidente del Cnel, Antonio Marzano.
A confermare che «nell'impostazione del Def non si ravvisano esigenze di nuove manovre correttive dei conti pubblici, se non a partire dal 2015 e condizionate nella dimensione dal mantenimento o meno del gettito Imu» è, nella lunga giornata di audizioni, il presidente della Corte dei conti, Luigi Giampaolino. Che sottolinea che il quadro tracciato dal Documento di economia e finanza apre una «finestra per limitati e selettivi interventi di sostegno alla crescita, ma non per indiscriminati aumenti di spesa». La Corte dei conti fa anche notare che qualsiasi modifica (dal rifinanziamento della Cig alla sterilizzazione dell'Iva) andrà coperta per evitare rischi di sforamento del tetto del 3% del deficit. E lascia intendere che il peso delle tasse è tale che comincia ad avere una consistenza macro economica anche il fenomeno di chi non riesce a pagare.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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