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NOVITÀ NORMATIVE

ANCHE SENZA I SINDACATI VIA AL CONTRATTO

Il potere di fissare unilateralmente i contenuti della contrattazione in assenza di accordo con la parte sindacale opera da subito e non è condizionato dalla definizione dei tempi della negoziazione, da parte dei contratti collettivi.
Per tutte le amministrazioni pubbliche, ivi compresi gli enti locali, è immediatamente possibile e doveroso applicare l'articolo 40, comma 3-ter, del dlgs 165/2001, come novellato dal dlgs 150/2009, ai sensi del quale «al fine di assicurare la continuità e il migliore svolgimento della funzione pubblica, qualora non si raggiunga l'accordo per la stipulazione di un contratto collettivo integrativo, l'amministrazione interessata può provvedere, in via provvisoria, sulle materie oggetto del mancato accordo, fino alla successiva sottoscrizione. Agli atti adottati unilateralmente si applicano le procedure di controllo di compatibilità economico-finanziaria previste dall'articolo 40-bis».
Ha espresso una tesi diversa l'Anci nelle Linee guida sull'applicazione della riforma Brunetta all'ordinamento locale. Secondo l'associazione, l'articolo 40, comma 3-ter potrebbe essere applicato solo una volta che i prossimi contratti collettivi nazionali abbiano definito il termine delle sessioni negoziali in sede decentrata, al cui spirare le parti potranno assumere «le rispettive prerogative e libertà di iniziativa e decisione. Tale presupposto all'unilaterale decisione sarebbe richiesto dall'articolo 40, comma 3-bis, ultimi due periodi, ai sensi del quale "i contratti collettivi nazionali definiscono il termine delle sessioni negoziali in sede decentrata". Alla scadenza del termine le parti riassumono le rispettive prerogative e libertà di iniziativa e decisione".
Detta interpretazione, tuttavia, non può essere condivisa. In primo luogo, si deve osservare che il comma 3-ter non contiene alcun condizionamento espresso della sua operatività rispetto alla contrattazione collettiva. Né tale rapporto di presupposizione della previsione espressa del termine delle sessioni negoziali può, in via interpretativa, essere desunto. Infatti, il comma 3-bis si limita a fissare per la contrattazione collettiva di tutti i comparti un contenuto obbligatorio: il termine delle sessioni negoziali. Null'altro. C'è da osservare, per altro, che per il comparto regioni autonomie locali il Ccnl 1/4/1999, all'articolo 4, comma 4, già determina in 30 giorni, prorogabili di altri 30, la durata delle sessioni. Sicché, la norma contenuta nel comma 3-bis dell'articolo 40 per regioni ed enti locali non avrebbe che valore ricognitivo. È erroneo ritenere che la durata della sessione prevista dall'articolo 4, comma 4, del Ccnl riguardi solo le materie non soggette ad obbligo di stipulazione. La durata vale per l'intera gamma delle trattative; per le materie non soggette ad obbligo di stipulazione alla scadenza il contratto consente alle parti di riassumere le rispettive prerogative e libertà di iniziativa e decisione.
In secondo luogo, si deve sottolineare come non vi sia alcuna relazione tra la durata delle sessioni negoziali e il potere di definire unilateralmente i contenuti della contrattazione decentrata. Lo scopo della previsione dei termini delle sessioni negoziali è definire su quali ambiti della contrattazione esista un obbligo a contrattare e su quali altri un obbligo a stipulare. Nel primo caso, una volta scaduto il termine della sessione, le parti possono autonomamente riassumere la libertà di iniziati. Nel caso, invece, della sussistenza dell'obbligo a stipulare, no: le parti sono tenute comunque a giungere alla prestazione del consenso.
Ovviamente, l'articolo 40, comma 3-ter, esplica effetti solo per il caso di materie sulle quali sussista un obbligo a stipulare. Infatti, la norma si riferisce espressamente al mancato raggiungimento dell'accordo per stipulare un contratto decentrato. In questo caso, il termine della sessione risulta indifferente: le parti dovrebbero comunque perseguire l'accordo, anche a oltranza. In ogni caso, essendo già previsto dalla contrattazione collettiva nazionale del comparto regioni-autonomie locali l'obbligo a stipulare esclusivamente per le materie aventi ad oggetto i criteri per destinare le risorse finanziarie ai vari istituti del trattamento economico accessorio, risulta evidente che nel caso di mancato accordo su questi ambiti, le amministrazioni possono già agire unilateralmente, per scongiurare pregiudizi alla continuità ed efficienza dello svolgimento delle loro funzioni.
Non è assolutamente necessario che intervenga una nuova contrattazione collettiva nazionale in merito, perchè la durata delle sessioni è già fissata. E, comunque, l'articolo 40, comma 3-ter ha l'evidente fine di evitare sessioni contrattuali infinite, causate spesso da pregiudiziali alla stipulazione illegittime (come clausole per accordarsi su materie non comprese nella contrattazione, quali le progressioni orizzontali), che rischiano di indurre le amministrazioni ad accettare condizioni in violazione dei vincoli alla contrattazione.
FONTE: ITALIA OGGI

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