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NOVITÀ NORMATIVE

SBLOCCA DEBITI: PENALITA' IN ORDINE SPARSO.

Nella versione approvata dalla commissione Bilancio e ora all'esame dell'Aula della Camera, lo «sblocca-debiti» è cresciuto e la sua evoluzione ha infittito gli obblighi a carico dei funzionari e dirigenti, in particolare negli enti locali: obblighi ancora una volta accompagnati dalla coppia di sanzioni che già caratterizzava il decreto approvato dal Governo Monti, e che in varie combinazioni puntano sullo stipendio dei responsabili con il taglio di 100 euro per giorno di ritardo e con la responsabilità dirigenziale (articolo 21 del Dlgs 165/2001), che nella versione riformata dalla legge Brunetta può tagliare fino all'80% della loro retribuzione di risultato.
Curiosamente, l'estensione delle sanzioni non riguarda il nuovo obbligo di pagare i propri debiti entro 30 giorni dall'assegnazione delle risorse che li finanziano da parte della Cassa depositi e prestiti. Questa falla nella rete delle penalità è parallela a quella presente nell'Addendum della Cassa depositi e prestiti, che prevede la risoluzione automatica del contratto per le inadempienze degli enti con l'eccezione del mancato pagamento dei debiti commerciali nei termini (nel documento della Cassa erano previsti 45 giorni e non 30).
Sul perno cruciale dell'intera architettura, cioè l'effettiva liquidazione del proprio debito con le imprese, la sanzione rimane quella prevista dal decreto originario, che taglia due mensilità di stipendio ai responsabili finanziari negli enti che non pagano entro l'anno il 90% delle somme liberate dal Patto grazie allo «sblocca-debiti» (è identica la multa se si scopre che un Comune o una Provincia, «senza giustificato motivo», sono stati troppo timidi nelle richieste di bonus). Da questo punto di vista, però, secondo il nuovo testo le sezioni regionali della Corte dei conti possono individuare anche autonomamente il problema, dal momento che la segnalazione da parte dei revisori dei conti non è più indispensabile.
Le nuove penalità si concentrano prima di tutto sul sistema di monitoraggio continuo dei debiti che la commissione Bilancio di Montecitorio ha introdotto nel testo del decreto. Le amministrazioni, chiamate a raccolta dall'obbligo generalizzato di accreditamento alla piattaforma dell'Economia per la certificazione, quando liquidano una fattura devono comunicarne «contestualmente» alla piattaforma l'avvenuto pagamento (lo prevede l'articolo 7, comma 7-bis, della legge di conversione); se non lo fanno, il dirigente dell'ufficio sarà chiamato a rispondere della responsabilità disciplinare e dirigenziale.
Dall'anno prossimo, poi, tutte le amministrazioni dovranno comunicare entro il 30 aprile alla piattaforma i nuovi debiti «certi, liquidi ed esigibili» al 31 dicembre dell'anno prima, per garantire un check up costante del quadro dei pagamenti: le responsabilità riguarderanno i dirigenti degli uffici che mancano all'appuntamento, che si vedranno anche tagliare 100 euro per ogni giorno di ritardo. Per quell'epoca, del resto, il sistema dovrebbe funzionare a regime, mentre la tagliola da 100 euro al giorno per i ragionieri capo che non si accreditavano alla piattaforma entro il 30 aprile sono state per ora travolte dall'ingorgo di istanze. Le penalità, con il nuovo testo, si estendono alle partecipate che non comunicheranno alla piattaforma i propri debiti entro 20 giorni dall'entrata in vigore della legge di conversione.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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