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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: SLITTA L'IMPOSTA ANCHE PER L'AGRICOLTURA.

Il mondo agricolo può tirare un sospiro di sollievo (almeno per ora). In attesa del riordino della tassazione immobiliare, il pagamento dell'acconto dell'Imu è sospeso. Il decreto legge approvato venerdì scorso dal Consiglio dei ministri ha infatti congelato il versamento – che altrimenti sarebbe scaduto il 17 giugno – per tutti i terreni agricoli e i fabbricati rurali.
Torna così indietro di un anno la tassazione dei terreni e dei fabbricati destinati all'agricoltura, per i quali l'Imu ha rappresentato una rivoluzione. Se, infatti, l'Ici si applicava solo ai terreni, l'Imu ha invece investito – tra le proteste degli operatori – anche cascine, stalle e fienili.
Le vecchie regole
Il decreto salva-Italia (Dl 201/2011), che ha stabilito l'anticipazione dell'Imu, ha previsto l'aliquota dello 0,2% (che i Comuni avevano la possibilità di ridurre ancora fino allo 0,1%) per i fabbricati rurali strumentali, cioè le costruzioni necessarie a svolgere l'attività agricola. A questi immobili l'anno scorso era stato anche concesso di pagare in acconto, a giugno, solo il 30% dell'imposta, con l'effetto, però, di appesantire il saldo di dicembre.
Le agevolazioni
Sempre l'anno scorso era stata anche inserita una scadenza definitiva – il 30 novembre 2012 – entro cui procedere all'accatastamento dei fabbricati rurali ancora censiti nel catasto terreni e privi di rendita.
Insieme all'introduzione dell'Imu, fin dall'anno scorso – sia pure dopo un certo dibattito tra gli addetti ai lavori – sono state stabilite una serie di eccezioni. In particolare, sono esenti dall'imposta i terreni agricoli, anche se lasciati incolti, dei quasi 6mila (su 8.092) Comuni che si trovano in zone di montagna o svantaggiate di collina elencati dalla circolare 9 del 14 giugno 1993 del ministero delle Finanze. Inoltre, con il decreto legge 16/2012, sono usciti dal campo dell'Imu i fabbricati rurali strumentali collocati nei 4.193 Comuni classificati come totalmente o parzialmente montani dall'Istat.
Ora il decreto legge approvato dal Governo Letta sospende il pagamento della prima rata dell'imposta per tutti i terreni agricoli, compresi quelli non coltivati (sia che siano posseduti e condotti da coltivatori diretti o imprenditori agricoli professionali, anche in forma societaria, sia che siano posseduti da persone diverse). Salta l'appuntamento con l'Imu di giugno anche per i fabbricati rurali strumentali. Infine, la prima rata viene congelata anche per le case rurali. E la sospensione non vale solo quando si tratta di abitazioni principali degli agricoltori, ma si estende anche alle seconde case.
Nel complesso si tratta di una sospensione che vale più di 347 milioni. È questo infatti il 50% del gettito dell'Imu di terreni e fabbricati rurali indicato nell'allegato al decreto di venerdì scorso.
In realtà, l'incasso portato dagli immobili rurali è solo una piccola parte del totale del gestito perso, pari a 2,4 miliardi. A fare la parte del leone, infatti, per oltre 2 miliardi, è la sospensione dei versamenti sulla prima casa. Ma in alcuni centri gli introiti "rurali" l'anno scorso hanno superato quelli della prima casa: di poco, come a Latina, dove il gettito è stato, rispettivamente, di 2 milioni e di 1,9 milioni; o di molto, come a Lentini, in provincia di Siracusa, dove l'incasso "agricolo" è stato quasi di 1,6 milioni contro i 73mila euro derivanti dall'Imu sulla prima casa.
In attesa del riordino
La sospensione del pagamento della prima rata dell'Imu non chiude completamente la partita. Da un lato, infatti, occorre attendere l'annunciata riforma della tassazione sugli immobili, prevista per decreto entro il 31 agosto. Dall'altro, il Governo ha introdotto una clausola di salvaguardia da applicare se il riordino non dovesse essere varato per tempo. In questo caso, l'Imu rurale verrebbe rispolverata e l'imposta dovrebbe essere versata entro il 16 settembre.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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