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NOVITÀ NORMATIVE

IL DECRETO SULLO SLITTAMENTO IMU CREA DISAGI SUI BILANCI 2013.

Il DL blocca Imu (54/2013 in G.U. n. 117 di ieri) ha assestato un ulteriore colpo all'attendibilità dei bilanci comunali. Tuttavia, la maggior parte degli enti si avvia ad approvare quanto prima il preventivo, per evitare le criticità legate all'esercizio provvisorio.
Con la sospensione dell'acconto Imu disposta dal governo, a giugno i comuni subiranno una perdita pari a circa 2,4 miliardi.
Il decreto varato la scorsa settimana (che non sarà accorpato al decreto pagamenti, confermato dal ministro per i rapporti con il Parlamento Dario Franceschini) affronta il problema dal punto di vista della liquidità, consentendo di compensare il minor gettito ricorrendo all'anticipazione di tesoreria (con oneri a carico dello stato). Ma tale «partita di giro» non è affatto neutrale dal punto di vista contabile. L'Imu, infatti, va allocata in bilancio fra le entrate del titolo I (entrate tributarie), mentre l'anticipazione al titolo V, fra le accensioni di prestiti. La prima voce, a differenza della seconda, incide sia sull'equilibrio di parte corrente, che sul saldo rilevante ai fini del Patto di stabilità interno.
Per far quadrare i conti, i comuni dovranno quindi iscrivere anche le somme che i contribuenti non pagheranno in acconto.
Apparentemente, si tratta di una scelta coerente con il dettato normativo, dal momento che il relativo pagamento, al momento, è solo sospeso ed in mancanza dell'attesa riforma dell'imposizione immobiliare, dovrà essere effettuato entro il 16 settembre. Ma a ben vedere, i problemi non mancano. È corretto apporre a un bilancio costruito in questo modo quel visto di regolarità contabile che, Tuel alla mano, dovrebbe attestare la «veridicità» delle previsioni di entrata e la loro compatibilità con le previsioni di spesa? Probabilmente no.
Discorso analogo vale per il Patto. Il bilancio, come noto, deve essere corredato da un prospetto che dimostri che le previsioni di entrata e di spesa di parte corrente, sommate alle previsioni dei flussi di cassa di entrata e di spesa in conto capitale, garantiscano il rispetto dell'obiettivo assegnato all'ente. Fra le entrate correnti, come detto, rientrano le entrate tributarie, comprese quelle provenienti dall'Imu sospesa. Perché tali entrate possano essere iscritte e siano valide ai fini del Patto, occorre che si preveda la possibilità di accertarle nel corso dell'anno. Ma ciò è oggi possibile senza scommettere sulla caduta del governo e senza avere la minima idea di quali e quante saranno le entrate che eventualmente deriveranno dalle nuove imposte che dovrebbero essere istituite entro fine agosto? Anche in tal caso, la risposta pare essere negativa.
In un simile contesto e considerate le numerose altre incognite che turbano i sonni dei responsabili dei servizi finanziari (dalla mancata ripartizione dei tagli da spending review alle incertezze sul nuovo fondo di solidarietà comunale, solo per citare le principali), la soluzione più logica e probabile è l'ulteriore rinvio del termine per l'approvazione del preventivo, oggi, come noto, fissato al 30 giugno.
Tuttavia, non si tratterebbe di una soluzione gradita ai sindaci, che, infatti, stanno accelerando i tempi per arrivare quanto prima all'approvazione e superare le rigidità del regime dei dodicesimi che caratterizza l'esercizio provvisorio. Pertanto, ai ragionieri non rimane che chiudere in un cassetto il manuale di contabilità e tenere alta la guardia, per evitare di trovarsi a settembre con un bilancio (e un Patto) squilibrati.
FONTE: ITALIA OGGI

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