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NOVITÀ NORMATIVE

IMU E IVA APRONO SCENARI DI BATTAGLIA POLITICA.

Il decreto su Imu e Cig approvato venerdì dal Governo è arrivato alle commissioni Finanze e Lavoro della Camera, e ha subito riacceso il dibattito fra gli "alleati" della maggioranza. A conferma del fatto che, oltre alla prima rata su abitazioni principali e immobili rurali, anche le decisioni effettive sull'imposta restano al momento "sospese". A complicare il quadro c'è l'incrocio pericoloso fra lo stop alla prima rata Imu e l'aumento dell'Iva in programma dal 1° luglio, il cui blocco è «auspicabile» come ha detto lo stesso premier Enrico Letta ieri, giorno in cui l'Istat certifica il crollo dei consumi. Per fermare l'Iva, come sottolinea Letta, bisogna «reperire le risorse». Ed ecco servita l'ennesima battaglia sull'Imu, nonostante la via dei «tagli alla spesa» sia stata indicata come prioritaria dallo stesso premier.
A ingaggiarla in mattinata è stato il segretario del Pd Guglielmo Epifani: riaprendo un filone già seguito nei giorni scorsi dal viceministro all'Economia Stefano Fassina ha chiesto al Pdl di riflettere «se non convenga evitare un aumento dell'Iva e limitare la rimozione dell'Imu per le fasce medie». Richiesta respinta a stretto giro dal Renato Brunetta, capogruppo alla Camera e mente del programma economico del Pdl: «I provvedimenti su Iva e Imu - ha ribattuto – non si cannibalizzeranno a vicenda, ma verranno tutti attuati per consentire al Governo di realizzare il programma su cui ha ottenuto la fiducia». Nel dibattito è intervenuto ieri sera anche l'ex premier Mario Monti, l'"autore" dell'Imu (poi votata da Pd, Pdl e Udc), il quale a Porta a Porta ha sostenuto che «in Italia la tassa sulla prima casa è tra più basse» ed eliminarla «non serve per rilanciare imprese e lavoro», anzi «é un uso delle risorse che avvantaggia gli abbienti e non i non abbienti». «Dibattito assurdo», chiosa da par suo Matteo Renzi.
Schermaglie politiche a parte, il capitolo-risorse (servono 2,1 miliardi per sospendere l'aumento Iva fino al 2014) rimane tutto da scrivere. E anche far rientrare nel raggio d'azione dell'Imu una parte degli immobili appena "sospesi" non è semplicissimo, perché potrebbe imporre di far versare a settembre l'acconto stoppato a giugno oppure di condensare tutto al saldo di dicembre; aggrovigliando ulteriormente l'intreccio con le altre imposte, che ha già creato il problema delle compensazioni effettuate in dichiarazione e ora a rischio in caso di abolizione dell'imposta.
Il tutto senza contare la difficoltà di individuare con il Catasto attuale le case davvero più "ricche" e il rompicapo che si creerebbe nelle compensazioni da ricalcolare Comune per Comune.
Angelo Rughetti, che dell'associazione nazionale dei Comuni è stato segretario generale e oggi è deputato Pd in commissione Bilancio, propone di «prevedere a livello nazionale un'esclusione dall'Imu per tutte le abitazioni principali con l'eccezione di quelle di pregio, permettendo però ai Comuni, che conoscono il territorio, di individuare altre situazioni in cui mantenere il prelievo».
Anche per i tanti dubbi sull'Imu, che si uniscono alle incertezze complessive su entrate e tagli, lo stesso Rughetti insieme alla collega Simonetta Rubinato (anche lei Pd) propone di rinviare il termine del 30 giugno per l'approvazione dei preventivi degli enti locali.
Resta tutta da elaborare, insomma, la «riforma complessiva» del fisco sul mattone, che dovrebbe coinvolgere nel ridisegno anche la cedolare secca. Dopo tanti dati deludenti, però, la tassa piatta sembra mostrare i primi segni di vitalità, come mostrano i numeri presentati ieri dal sottosegretario all'Economia Alberto Giorgetti (Pdl) in risposta a un'interrogazione di Marco Causi (Pd): «Nel 2012 – ha detto Casero – a fronte di 2,8 milioni di nuovi contratti d'affitto l'opzione per la cedolare è stata scelta in circa 800mila casi, pari al 27% del totale. Rispetto all'anno scorso si è registrato un aumento di circa 100mila contratti registrati e il trend prosegue quest'anno».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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