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NOVITÀ NORMATIVE

IL COMUNE RISCHIA DI PAGARE I PROPRI IMMOBILI.

L'incertezza delle norme crea problemi di versamenti dell'acconto Imu anche per i Comuni. Succede per gli immobili di categoria D (produttivi) e, in particolare, per l'aliquota del 7,6 per mille che su tali edifici spetta allo Stato.
L'aliquota dovrebbe essere pagata anche dai Comuni per stadi, teatri, arene e campi sportivi di loro proprietà che appunto rientrano nella predetta categoria D.
Il problema si pone per la seconda volta, poiché già per il 2012, quando l'aliquota per lo Stato era del 3,8 per mille, i Comuni hanno rischiato di dover pagare all'Erario l'Imu per i propri fabbricati di categoria D.
Il panico, all'epoca, è durato pochi mesi perché al momento di istituire, nel 2011, la quota Imu di competenza statale, non era stata prevista alcuna esenzione per gli immobili di proprietà comunale: l'esenzione è sopravvenuta con l'articolo 4 comma 5 del decreto legge 16/2012, che riguarda gli immobili posseduti dai Comuni nel loro territorio. Il Dl 16/2012 ha modificato a posteriori il decreto legge 201/2011 all'articolo 13 comma 11.
La questione si ripropone oggi perché l'articolo 1, comma 380 lettera h) della legge 228/2012 istituisce l'aliquota statale del 7,6 per mille, abrogando tutto ciò che era stato prima previsto per assicurare allo Stato un gettito e cioè abrogando sia l'aliquota per l'Erario (del 2011) che l'esenzione per le proprietà comunali (del 2012).
L'articolo 1. comma 380, lettera h) prevede oggi un'aliquota del 7,6 per mille a favore dello Stato, senza esenzioni per i Comuni.
Se non sopravverrà una modifica normativa che introduca un'esenzione simile a quella prevista dall'articolo 13, comma 11 del decreto legge 201/2011, i Comuni saranno obbligati a pagare il 7,6 per mille per stadi, teatri, arene e campi sportivi di loro proprietà: ogni ente locale dovrebbe prevedere in questi giorni un capitolo di uscita, conteggiando l'imposta da versare entro il 17 giugno 2013 come acconto.
Se non si paga e non sopravviene una norma che reintroduca il beneficio di esenzione per i manufatti D del Comune, gli enti locali dovranno prepararsi a un ravvedimento operoso per l'imposta che spetta allo Stato.
Lo scenario è paradossale, in quanto lo Stato ha calcolato proprie entrate sulla base del 7,6 per mille sugli immobili di categoria catastale D a sua conoscenza, ma se dovesse effettuare accertamenti o recuperi non riuscirebbe a distinguere, tra tutti i fabbricati "D", quelli di proprietà dei Comuni. Lo Stato, infatti, non possiede elenchi o banche dati specifiche, ma dovrebbe rivolgersi, per accertare evasioni, ai Comuni stessi.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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