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NOVITÀ NORMATIVE

DESTINAZIONE ONERI DI URBANIZZAZIONE: NOVITA' IN VISTA.

Gli oneri di urbanizzazione tornano liberi, e anche quest'anno (e il prossimo) possono essere destinati dai Comuni per tre quarti alla copertura delle spese correnti: la deroga, avviata nel 2008 e tramontata a fine 2012, consente di utilizzarne il 50% per spese correnti indifferenziate, e un altro 25% per le uscite (sempre di parte corrente) destinate a «spese di manutenzione ordinaria del verde, delle strade e del patrimonio comunale».
La riesumazione dell'articolo 2, comma 8 della legge 244/2007, operata con gli emendamenti dei relatori all'articolo 10 del decreto «sblocca-pagamenti» approvati al Senato (l'Aula se ne occuperà lunedì, per poi ripassare il testo alla Camera per la conversione definitiva) è una spia ulteriore delle difficoltà finanziarie in cui versano i Comuni.
La deroga estesa al 2013-2014 va infatti in netta controtendenza rispetto all'obbligo di utilizzare le entrate straordinarie solo per finanziare uscite altrettanto extra, obbligo rafforzato da ultimo con la legge di stabilità (articolo 1, comma 443 della legge 228/2012) che ha imposto di destinare solo a spese di investimento o abbattimento del debito le risorse raccolte dai Comuni attraverso le operazioni di alienazione di beni patrimoniali disponibili.
Negli anni "d'oro", gli oneri concessori hanno avuto un ruolo cruciale nel garantire gli equilibri dei bilanci, al punto che i soli capoluoghi di Provincia destinavano nel complesso oltre un miliardo di euro annui di questi proventi straordinari per finanziare spese correnti stabili. Con la crisi dell'edilizia, e il conseguente crollo delle entrate comunali, questa voce sarà in grado di dare un contributo molto più contenuto: essenziale, però, nella fase complicatissima che stanno vivendo i bilanci locali (ancora in attesa dell'ufficializzazione dell'ennesima proroga per i preventivi 2013).
Lo stesso decreto sblocca-debiti, del resto, è già intervenuto nello stesso senso aumentando del 66% (da tre a cinque dodicesimi delle entrate) la possibilità per i Comuni di attingere alle «anticipazioni di cassa», cioè gli "aiuti" statali per chi non ha liquidità, da ripagare con gli interessi.
Sempre sul versante delle «anticipazioni» è poi intervenuto il decreto «sblocca-Imu» (Dl 54/2013), che ha utilizzato questo strumento per compensare i Comuni dei 2,4 miliardi di mancata entrata per lo stop all'acconto relativo ad abitazioni principali, edilizia sociale e fabbricati e terreni agricoli.
Questa pioggia di interventi tampona l'emergenza, ma rischia di crearne una nuova a breve per una ragione semplice: in attesa di approvare i preventivi, le amministrazioni locali viaggiano «in dodicesimi», cioè con la possibilità di spendere ogni mese non più di un dodicesimo degli stanziamenti di spesa complessivi nell'ultimo bilancio approvato. Quest'anno, però, le risorse totali dovrebbero diminuire di circa il 10% rispetto al 2012 per effetto della sola spending review, che chiede ai Comuni un taglio (per ora fondato sui livelli dei consumi intermedi di ogni ente) da 2,25 miliardi di euro.
Un'altra novità spuntata negli emendamenti dei relatori al Senato riguarda il taglio di due mensilità di stipendio ai responsabili dei servizi (in particolare i servizi finanziari) negli enti che non chiedono abbastanza bonus sul Patto entro il 5 luglio o che non pagano entro l'anno una somma pari almeno al 90% degli "incentivi" ottenuti.
Torna l'obbligo di segnalazione da parte dei revisori dei conti, previsto dal decreto originario e scomparso provvisoriamente alla Camera, e viene prevista una nuova normativa di trasparenza: le somme dei due stipendi, dopo che la sezione giurisdizionale della Corte dei conti ha irrogato la sanzione, vengono iscritte nel bilancio dell'ente, ma fino a che non sono recuperate integralmente vanno pubblicati sul sito istituzionale del Comune gli estremi della sentenza e gli importi da recuperare (tacendo per ragioni di privacy i nomi dei funzionari sanzionati).
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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