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NOVITÀ NORMATIVE

IMPOSTA UNICA SUGLI IMMOBILI

Un tributo unico sugli immobili da destinare ai comuni. Un forfait che risponda contemporaneamente alle differenti caratteristiche di prelievo che oggi gravano su questi beni: reddituali, patrimoniali e di servizio. In sostanza un'imposta che, partendo dalla Tarsu, incrociando le differenti imposte indirette (registro, ipotecaria e catastale, successione e bollo), e raccogliendo la quota reddituale che questi beni scontano per le imposte dirette, finisca per approdare a un forfait unico. Il tutto escludendo l'abitazione principale, come prevede la legge delega sul federalismo fiscale.
All'interno del tributo unico immobiliare dovrebbe trovare posto anche la cedolare secca sugli affitti. E sarà forse proprio quest'ultima a fare da apripista alle nuove forme di prelievo in chiave federalista che, come ha dichiarato al Sole 24 Ore domenica scorsa lo stesso ministro per la Semplificazione, Roberto Calderoli, potrebbe già vedere la luce con i decreti attuativi attesi per giugno.
Il cantiere è aperto e la Commissione paritetica per l'attuazione del federalismo è in pieno fermento: per il prossimo autunno si dovrebbe cominciare a riempire di contenuti l'autonomia finanziaria di regioni, province e comuni e ancora prima, per giugno prossimo, dovrebbero vedere la luce i primi decreti attuativi della riforma, come ad esempio quello sui costi standard e sulle nuove forme di entrata, soprattutto per sostenere gli enti locali in maggiore sofferenza.
Resta critico ma non chiude il responsabile economico del Pd, Stefano Fassina. «Siamo di fronte a ipotesi ancora troppo generiche e tutto ciò stupisce non poco visto che è trascorso quasi un anno dall'approvazione della delega concessa al governo e siamo a meno di una settimana dal primo appuntamento istituzionale della commissione bicamerale per l'attuazione del federalismo fiscale». Siamo ancora lontani dal merito delle questioni, ma «l'opposizione -dice ancora Fassina - offrirà la sua piena disponibilità a discuterne concretamente».
Per il tributo unico sugli immobili ovvero l'imposta sui servizi la strada è tutta in salita e come l'ha definita Calderoli si tratta di un'impresa non di poco conto. Ma necessaria perché l'obiettivo, al di là delle grandi difficoltà esistenti nel far vivere all'interno di una sola imposta differenti forme di prelievo, è quello di semplificare e garantire al contribuente la massima trasparenza. Con l'aggiunta di dover garantire la progressività del prelievo. E su questo dall'opposizione non si annunciano sconti di sorta. Al contrario Fassina ricorda che andrà corretto l'impatto regressivo prodotto da un'imposta unica sui servizi che è di fatto più accentuato rispetto ad altre imposte.
Per quanto riguarda, poi, la cedolare secca sugli affitti da far confluire nel tributo unico andranno superate le perplessità sui costi dell'operazione. Per Calderoli e i suoi tecnici si tratta di una misura che si autofinanzia, grazie soprattutto all'emersione del nero attualmente esistente sul fronte delle locazioni di immobili.
Ma anche su questo si attendono risposte: attualmente l'imposizione media sulle locazioni viaggia su un'aliquota del 25 per cento. Portarla al 20% vorrebbe dire affidare al recupero dal nero - sia esso con l'adempimento spontaneo del contribuente incentivato dal risparmio di imposta a dichiararsi, sia esso per la spinta dei comuni stessi nel contrastare l'evasione di un'imposta propria - un divario di 5 punti percentuali quantificati in circa 2,5 miliardi di euro l'anno. Indicazioni potranno giungere dalla sperimentazione della cedolare secca introdotta a L'Aquila con l'ultima finanziaria.
Sul fronte dell'autonomia finanziaria di regioni e province le ipotesi allo studio, come ha sottolineato ancora Calderoli, sono l'Irap da rendere più "malleabile" per gli enti territoriali, la compartecipazione all'Iva e il bollo auto. Per quanto riguarda l'Irap l'obiettivo - al di là della riduzione del carico fiscale agendo su interessi e costo del lavoro - sarebbe quello di consentire alle regione di utilizzare la leva fiscale in termini di incentivo agli investimenti, siano essi produttivi o di personale. Anche se oggi questa flessibilità già è concessa alle regioni, che possono introdurre deduzioni mirate per specifiche tipologie di contribuenti, andrebbero rimossi i paletti che a legislazione vigente vincolano questa flessibilità di intervento territoriale al rispetto della legge
statale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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