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NOVITÀ NORMATIVE

IMU ENTI NO-PROFIT: ACCONTO A STIMA.

Gli enti non commerciali chiamati a pagare l'Imu sugli immobili destinati a finalità diverse da quelle «istituzionali» non sono obbligati a versare in acconto il 50% di quanto pagato nel 2012, come prevede la regola generale definita nella legge di conversione del decreto «sblocca-debiti» (articolo 10, comma 4, lettera b del Dl 35/2013). La rata può essere calcolata sulla base della «migliore stima possibile» degli utilizzi dell'anno (commerciali, istituzionali o promiscui); una stima dovrà essere condotta anche per il saldo da pagare entro il 16 dicembre, dal momento che nemmeno per quella data tutte le informazioni saranno definitive. Il conguaglio definitivo sull'imposta 2013, di conseguenza, andrà effettuato insieme all'acconto del 2014, quindi a giugno dell'anno prossimo, quando sarà chiaro il quadro degli utilizzi del 2013 e il bilancio dell'ente per lo stesso anno.
A spiegare la procedura da seguire nel pagamento dell'Imu da parte degli enti non commerciali è il dipartimento Finanze, che risoluzione 7/2013 diffusa ieri apre a un iter flessibile in tre tappe, venendo incontro alle richieste avanzate dagli stessi enti.
Il problema sorge dal meccanismo complesso che l'imposta sul mattone del non profit ha visto crescere con il Dl 1/2012 (articolo 91-bis, comma 1), quando per contrastare una procedura di infrazione europea sono state cambiate le regole che prima assicuravano un'esenzione ampia per questi immobili.
Le regole, però, sono cambiate in modo piuttosto convulso. A determinare il pagamento o meno dell'imposta è prima di tutto il rispetto di una serie di requisiti: lo statuto o l'atto costitutivo dell'ente devono vietare la distribuzione di utili, e le attività tutelate, per essere considerate non commerciali (e quindi esenti dall'imposta) devono essere svolte gratuitamente o prevedere tariffe in ogni caso non superiori alla metà dei corrispettivi medi previsti per attività analoghe svolte nello stesso ambito territoriale. Determinato il discrimine fra immobili esenti e non, sorge il problema degli utilizzi promiscui nei tanti immobili che in parte sono impiegati per attività commerciali, e in parte per attività esenti. Nel 2012, era sufficiente che una porzione dell'immobile fosse occupata da attività commerciali per far scattare l'imposta su tutto il complesso, mentre dal 2013 si prevede il pagamento dell'Imu sui soli spazi «commerciali». Di qui la conseguenza che per gli enti non profit l'Imu 2013 potrebbe essere inferiore a quella dovuta per il 2012, per cui nel loro caso il rimando generale alle regole dell'anno scorso per determinare il nuovo acconto potrebbe essere penalizzante.
Anche se manca ancora il decreto attuativo con il modello di dichiarazione, la nuova risoluzione Finanze conferma implicitamente che il calcolo degli spazi esenti e di quelli soggetti all'imposta può già essere condotto, sulla base delle regole dettate dall'articolo 5 del Dm 200/2012. Il meccanismo, riconosce lo stesso dipartimento nella risoluzione, non è dei più semplici. Prima di tutto va calcolata la superficie degli immobili utilizzati per attività «commerciali» e, nel caso di utilizzo indistinto, la proporzione è determinata in base al numero di soggetti a cui sono rivolte le attività commerciali: il tutto va poi rapportato al numero dei giorni di impiego per attività commerciali sul totale dell'anno.
La procedura è complicata da effettuare a consuntivo, e impossibile a preventivo. Per questo le Finanze aprono alla possibilità di fondare l'acconto 2013 su una «stima», il saldo su una seconda valutazione e l'appuntamento con l'imposta definitiva slitta all'acconto 2014. Una strada in tre fasi, che introduce elementi di flessibilità ma non esclude la possibilità che gli enti paghino inizialmente più del dovuto, per poi scontare l'eventuale eccedenza all'ultima tappa.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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