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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: IN CASO DI INCERTEZZA VALE LO STATUTO DEL CONTRIBUENTE.

Le regole per il pagamento della prima rata Imu rendono elevato il rischio di errore. Per questo, la circolare 2 del 2013 della Finanze ha invitato i Comuni a non irrogare le sanzioni, richiamando l'articolo 10 dello statuto del contribuente.
Il primo problema consiste nella corretta individuazione delle aliquote da applicare. La versione originaria dell'articolo 10, Dl 35/2013, imponeva di guardare alle delibere pubblicate sul sito internet delle Finanze alla data del 16 maggio scorso. Se il Comune aveva pubblicato le aliquote 2013 entro tale termine, il contribuente sarebbe stato obbligato a tenerne conto già in sede di acconto. In caso contrario, si sarebbero utilizzate le aliquote dell'anno precedente.
Le regole sono state però cambiate, a partire dal 7 giugno, dalla legge di conversione del decreto. Ora bisogna sempre applicare le aliquote dell'anno scorso. Nella circolare 2 del 2013 è stata ammessa la facoltà del contribuente di applicare le misure del 2012 anche prima del 7 giugno. Potrebbe tuttavia accadere il contrario. Si pensi alla possibilità che il Caf abbia calcolato l'acconto sulla base delle aliquote 2013 e che il contribuente abbia effettivamente pagato dopo il 7 giugno. È evidente che anche in questo caso non sarà possibile irrogare sanzioni.
Le medesime esigenze di tutela della buona fede del contribuente e di obiettiva incertezza interpretativa si verificano nell'ipotesi di mutamento della situazione immobiliare nel corso del 2013. Anche in tale situazione, i criteri di calcolo dell'acconto non sono chiari, soprattutto quando ricorrono le condizioni per una sospensione parziale del pagamento. D'altro canto, l'istituto della sospensione del pagamento non è tipizzato nell'ordinamento.
Per i fabbricati D, l'aliquota da utilizzare è sempre quella del 2012, sia che sia inferiore, sia che sia superiore a quella base (circolare 2 del 2013). In linea di principio, il contribuente dovrebbe utilizzare il codice tributo 3925, per la quota statale sino allo 0,76%, e il codice 3930, per l'eccedenza comunale, sino all'1,06 per cento. Se però il Comune dovesse aver già deliberato di non elevare l'aliquota base per tali fabbricati, dovrebbe essere ammissibile il pagamento solo con il codice dello Stato. In caso contrario, il contribuente sarà tenuto a presentare al Comune una istanza di diversa imputazione del codice tributo, ma non è chiaro come dovrebbe essere gestita questa istanza.
Sulla disapplicazione delle sanzioni da parte dell'ente impositore aleggia la restrittiva giurisprudenza della Cassazione. Secondo tale orientamento (tra le tante, sentenza 4685/2012), la situazione di obiettiva incertezza sulla portata di una disposizione deve essere accertata dal giudice. Sembrerebbe quindi che l'ufficio impositore non possa esimersi, di sua iniziativa, dall'irrogare la sanzione. Questa affermazione va tuttavia mitigata quando la disapplicazione della sanzione è suggerita in un documento ufficiale di prassi. In tale eventualità, infatti, non pare in alcun modo ravvisabile la colpa grave necessaria per rispondere dell'eventuale danno erariale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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