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NOVITÀ NORMATIVE

SOCIETA' IN-HOUSE: PROROGA DI SEI MESI.

Arriva una proroga di sei mesi dei termini previsti dalla spending review per lo scioglimento delle società controllate dalle pubbliche amministrazioni o l'esternalizzazione dei servizi da esse prestate. Gli enti titolari di queste società multiservizi (le quali devono aver fatturato fino al 90% delle loro prestazioni per l'ente controllante) erano tenuti ad alienare le relative partecipazioni entro il 30 giugno 2013.
E contestualmente avrebbero dovuto ri-assegnare il servizio prestato per cinque anni a decorrere dal 1° gennaio 2014. I due termini vengono ora allineati e spostati in avanti di sei mesi dall'articolo 49 del decreto legge "del fare". In ballo, secondo dati di Unioncamere, ci sono circa 3.400 società e almeno 240mila dipendenti. Con i nuovi termini il Governo prende tempo su un fronte rimasto finora trascurato nell'ambito delle vaste razionalizzazioni delle attività delle amministrazioni centrali e periferiche previste dal decreto 95 dell'estate scorsa.
Entro lo scorso aprile si sarebbe dovuto emanare un Dpr, sentita anche la Conferenza unificata, per definire i criteri con cui procedere all'individuazione degli enti e degli organismi da razionalizzare ma non è stato fatto. Per le società in house si sarebbe poi dovuto procedere alla definizione di una sorta di anagrafe nazionale per selezionare quelle prestatrici di servizi da affidare a gara e quelle invece da chiudere, con la conseguente scelta di affidare all'esterno il servizio prestato nel rispetto della normativa comunitaria e nazionale.
La mancanza di un monitoraggio di questa razionalizzazione non consente, in questa fase, neppure di conoscere se e in quanti casi sono stati rispettati altri vincoli, come per esempio il taglio degli organi amministrativi delle società, che si sarebbero dovuti ridurre a non più di tre rappresentanti (uno dei quali con la carica di amministratore delegato) di cui due dipendenti dell'amministrazione titolare della partecipazione o di poteri di indirizzo e vigilanza, scelti d'intesa tra le amministrazioni medesime, per le società a partecipazione diretta.
La questione delle società controllate e degli enti strumentali s'intreccia con l'acuirsi della crisi contabile di diverse amministrazioni locali, come per esempio il comune di Alessandria, quello di Napoli, o quello di Reggio Calabria, in situazione di pre-dissesto finanziario. In questi casi oltre alla destinazione del servizio prestato dalle società in house si porrebbe anche il problema di come gestire il personale eventualmente dichiarato in esubero. Dopo il rinvio c'è da aspettarsi l'apertura di un tavolo ministeriale anche con il titolare del dicastero per gli Affari regionali.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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