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NOVITÀ NORMATIVE

RIFORMA BRUNETTA: IN POCHI SENZA PREMI

Anche i dirigenti e i dipendenti degli enti locali e delle regioni collocati nella fascia di merito più bassa possono partecipare al trattamento economico accessorio collegato alle performance a condizione che vi sia comunque una significativa differenza rispetto ai colleghi collocati nelle fasce più alte. Occorre creare delle specifiche fasce, differenziate da quelle dei dirigenti e dei dipendenti, per i titolari di posizione organizzativa sia negli enti sprovvisti di dirigenti che in quelli in cui tali figure sono presenti.
Il testo del decreto cd Brunetta sembra inoltre consentire agli enti locali di suddividere il personale in fasce articolate anche per la varie articolazioni organizzative. Si deve ricordare che gli enti locali che hanno fino a cinque dirigenti e quelli che hanno fino a otto dipendenti non devono dare corso alla suddivisione in fasce. Infine sembra che anche negli enti locali si debba procedere alla contrattazione decentrata prima della decisione regolamentare.
Gli enti locali sono obbligati a suddividere il personale ed i dirigenti in almeno tre fasce e devono destinare a coloro che sono inseriti nel gruppo più elevato la parte prevalente del trattamento economico accessorio collegato alle performance, cioè la produttività per il personale e l'indennità di risultato per i dirigenti e per i titolari di posizione organizzativa. Per cui non vi è il divieto di erogare per coloro che sono inseriti nella fascia più bassa.
Divieto che peraltro non esiste formalmente neppure per le amministrazioni statali, visto che in queste realtà la contrattazione decentrata integrativa può modificare la ripartizione delle risorse e il numero dei dipendenti e dei dirigenti da inserire in ogni fascia. Il vincolo sostanziale ulteriore che si ricava dalle prescrizioni legislative è quello di marcare una significativa differenza tra coloro che sono inseriti nelle varie fasce e, in particolare, per coloro che sono inseriti nel gruppo più basso. Su questa base, ad esempio, si devono ritenere illegittime rispetto alle finalità delle norme che sono espressamente quelle di valorizzare il merito scelte che prevedano una ultima fascia in cui sono inseriti pochissimi dipendenti o dirigenti, nonché quella che dalla correlazione tra numero e quantità di risorse non prevede una differenziazione significativa. Le disposizioni degli articoli 19 e 31 non citano le posizioni organizzative.
Nel caso degli enti senza dirigenti essi, sulla base delle disposizioni contenute nel testo unico delle leggi sull'ordinamento degli enti locali e nel nuovo ordinamento professionale, essi sono destinatari degli incarichi dirigenziali. Quindi, si deve trarre la conclusione che essi vanno inseriti, in luogo dei dirigenti, in fasce specifiche. Nelle amministrazioni con i dirigenti i titolari di posizione organizzativa svolgono compiti diversi sia dai dipendenti che dai dirigenti e non possono essere inseriti né nelle fasce dei dipendenti, poiché hanno un trattamento accessorio diverso, né in quelle dei dirigenti, poiché pescano in due fondi assolutamente diversificati.
Nelle amministrazioni statali le fasce devono essere istituite nell'intero ente: in questo senso vi è infatti una specifica previsione contenuta nell'articolo 19, che dispone la articolazione in gruppi «in ogni amministrazione». Nell'articolo 31, che detta le modalità di applicazione della suddivisione in fasce, manca il riferimento alla loro articolazione vincolata nell'intero ente, visto che la disposizione si limita a stabilire testualmente «che le fasce di merito siano comunque non inferiori a tre»: manca il richiamo alla loro articolazione nell'intera amministrazione. Per cui i comuni, le province, gli altri enti locali e le regioni possono anche decidere di prevedere la differenziazione in fasce nelle singole articolazioni organizzative. Una scelta che, soprattutto nella fase iniziale, può risultare assai utile perché consente di responsabilizzare maggiormente i dirigenti e di introdurre le fasce in modo più morbido.
Sono esentati dall'obbligo di differenziazione anche gli enti locali che hanno fino a cinque dirigenti e/o fino a otto dipendenti.
È vero che questa esenzione non è espressamente estesa anche alle amministrazioni locali, ma è anche vero che essa è stata prevista su richiesta della Conferenza unificata tra stato, regioni ed autonomie locali. E soprattutto si deve ricordare che la previsione dell'art. 16 sembra essere dettata, come evidenziato anche dall'Anci, in modo da riferirsi a tutte le amministrazioni pubbliche. Nello stato il numero delle fasce, la quantità di dipendenti e dirigenti da inserire in ognuna di esse e le somme per ogni gruppo sono fissate direttamente dalla legge, mentre esse possono essere modificate dai contratti decentrati integrativi.
A livello di enti locali invece le scelte, entro i vincoli dettati dal decreto c.d. Brunetta, devono essere effettuate dai regolamenti di organizzazione, mentre non è previsto dalla lettera della norma nessuno spazio per la contrattazione decentrata integrativa, il che determina una condizione di sperequazione non giustificata rispetto alle amministrazioni statali. Per cui, anche in assenza di una esplicita previsione legislativa si può aderire alla tesi per cui il potere regolamentare degli enti deve essere esercitato in coerenza con le scelte dettate dai contratti decentrati integrativi.
FONTE: ITALIA OGGI

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