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CORTE CONTI LOMBARDIA: SOCIETA' IN COSTANTE PERDITA SONO DA SCIOGLIERE.

Gli enti locali devono liquidare le società partecipate con il bilancio costantemente in rosso, poiché questa situazione mette a rischio la tenuta dei conti delle amministrazioni.
La Corte dei Conti della Lombardia, con alcuni interventi di controllo esercitati in base all'articolo 148-bis del Tuel, ha richiesto ad alcuni Comuni di adottare entro 60 giorni provvedimenti per lo scioglimento di partecipate non più in grado di operare efficacemente.
Con la deliberazione 224/2013/PRSE è stato evidenziato che i problemi di bilancio dell'organismo controllato non possono determinare un utilizzo improprio delle risorse dell'ente, per ripianare perdite di una società destinata ad essere liquidata in quanto rientrante tra quelle assoggettate all'articolo 14, comma 32 della legge 122/2010.
Viene evidenziato che il ripiano non può inquadrarsi tra le spese di investimento perché l'onere non comporta un incremento del capitale sociale. La Corte ha inoltre fatto rilevare che questi interventi non sono giustificabili per sostenere una società la cui attività è solo commerciale e quindi non soddisfa la coerenza con le finalità istituzionali dell'ente richiesta dall'articolo 3, comma 27 della legge 244/2007.
I magistrati contabili hanno anche focalizzato situazioni nelle quali gli enti locali hanno utilizzato impropriamente le società partecipate per eludere i vincoli su indebitamento, Patto, spesa per il personale e affidamento di consulenze (Cdc Lombardia, deliberazione n. 61/PRSE/2013), evidenziando il riconoscimento retroattivo della violazione del Patto, con le conseguenti sanzioni (CdC Lombardia, deliberazione n. 229/PRSE del 30 maggio 2013).
Le partecipate (sia direttamente che indirettamente) non possono essere utilizzate infatti come strumenti per aggirare limiti posti all'ente locale nella gestione economico-finanziaria.
Sempre la Cdc Lombardia, con la deliberazione 230/2013/PRSE ha evidenziato che non è conforme alla sana gestione finanziaria la costituzione di una società mista per ristrutturare un immobile comunale se il rischio relativo all'indebitamento grava quasi solo sulla finanza pubblica, in particolare se l'ente interviene nella realizzazione sostenendo con ipoteca su un proprio immobile il mutuo contratto dalla società.
È contrario alla sana gestione anche il comportamento del l'ente locale che abbia costruito i propri equilibri iscrivendo a bilancio crediti derivanti dal rapporto contrattuale con la propria partecipata. Secondo la Cdc Veneto (delibera 110/2013/PRSE) una costruzione degli equilibri di bilancio che non tenga conto della difficoltà nella riscossione dei crediti espone l'ente a sicure crisi di liquidità, tali da indurre l'ente a fare frequente ricorso a consistenti anticipazioni di tesoreria.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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