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NOVITÀ NORMATIVE

SUBITO APPLICABILI LE NORME SULL'INCOMPATIBILITA' DEGLI INCARICHI PUBBLICI.

Le norme sulle incompatibilità di incarichi pubblici sono immediatamente applicabili e quindi vanno immediatamente sanate le situazioni illegittime relative a incarichi già affidati. È questo uno dei principi affermati dalla Commissione indipendente per la valutazione, la trasparenza e l'integrità delle amministrazioni pubbliche (Civit) che, in tre delibere del 27 giugno 2013, ha riposto ad alcuni quesiti di natura interpretativa inerenti il conferimento di incarichi nelle pubbliche amministrazioni.
Nella prima delibera (la n. 46/2013) è stato affrontato il tema dell'efficacia nel tempo delle norme sulla inconferibilità e incompatibilità degli incarichi nelle pubbliche amministrazioni e negli enti privati in controllo pubblico di cui al dlgs n. 39/2013 e si precisa in primo luogo che gli articoli da 4 a 8 del decreto «non incidono sulla validità del preesistente atto di conferimento degli incarichi, mentre ben può la legge sopravvenuta disciplinare ipotesi di incompatibilità tra incarichi e cariche con il conseguente obbligo di eliminare la situazione divenuta contra legem attraverso apposita procedura».
Il principio di fondo è infatti che la nuova disciplina è di immediata applicazione e quindi non è tanto questione che si debba applicare retroattivamente la nuova disciplina, quanto di verificare se vi sia possibilità per sostenere la tesi di un differimento dell'efficacia delle norme sulla incompatibilità. Ciò sarebbe stato possibile laddove l'avesse espressamente previsto la legge ma, non essendo avvenuto, occorre provvedere nel senso di rimuovere le situazioni in conflitto con le nuove norme.
Per la Commissione, infatti, «il protrarsi di situazioni di incompatibilità oggettivamente in contrasto con la nuova disciplina, finirebbe col differire nel tempo la sua efficacia e, quindi, il perseguimento della finalità di prevenzione della corruzione che il legislatore ha attribuito alla disciplina».
In sostanza si creerebbe una disparità di trattamento tra i dirigenti nominati prima del decreto n. 39 e dirigenti nominati successivamente. Per quel che riguarda la delibera n. 47, è stato invece affrontato il problema dei rapporti fra l'articolo 4 del decreto 95/2012, convertito, con modificazioni, in l. n. 135/2012, e gli artt. 9 e 12 del decreto n. 39/2013: il primo impone all'amministrazione titolare della partecipazione, o di poteri di indirizzo e vigilanza, di nominare propri dipendenti nei cda delle società partecipate, i secondi prevedono ipotesi di incompatibilità tra incarichi e cariche in enti di diritto regolati o finanziati (art. 9), e tra incarichi dirigenziali interni e esterni e cariche di componenti degli organi di indirizzo nelle amministrazioni statali, regionali e locali (art. 12).
Al riguardo la Commissione non ravvisa un «diretto e integrale contrasto» perché il decreto 95/2012 «prevede in generale l'obbligatorietà della nomina nei consigli di amministrazione di dipendenti senza specificarne qualifica o funzione, mentre il decreto 39/2013, con riferimento alle amministrazioni centrali, si occupa esclusivamente di dirigenti, salvo il caso di incarichi di funzione dirigenziale nell'ambito degli uffici di diretta collaborazione».

Residuerebbe quindi un parziale contrasto per quanto riguarda la possibilità di nominare dirigenti in enti di diritto privato in controllo pubblico.
L'ultima delibera (n. 48) infine affronta il tema dei limiti temporali alla nomina o alla conferma in incarichi amministrativi di vertice e di amministratori di enti pubblici o di enti di diritto privato in controllo pubblico, ai sensi dell'art. 7, dlgs n. 39/2013 che vieterebbe, non soltanto il conferimento degli incarichi di amministratore di ente pubblico, o di ente di diritto privato in controllo pubblico, presso un ente diverso, ma anche la conferma nella carica presso il medesimo ente, prima ancora che siano trascorsi due anni dalla cessazione del precedente incarico.
Su questa norma la Commissione chiarisce che il divieto opera soltanto per quanto riguarda l'incarico di amministratore presso un diverso ente e che non impedisce invece la conferma dell'incarico già ricoperto.
FONTE: ITALIA OGGI

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