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ICI E IMMOBILI INDUSTRIALI : SI RIAPRE LA QUERELLE COMUNI - STATO.

Si apre una nuova breccia nella complicata architettura dei rapporti finanziari fra Stato e Comuni sulle compensazioni destinate ai sindaci dalle regole dell'imposta sul mattone. Il colpo questa volta arriva dal tribunale di Monza, che ha dato ragione al capoluogo della Brianza su una controversia che lo opponeva ai ministeri dell'Economia e dell'Interno. Al centro del braccio di ferro non c'è l'Imu, ma una vecchia questione sull'Ici degli immobili industriali, tornata di stretta attualità proprio grazie alla decisione del tribunale monzese: la vittoria comunale apre infatti la strada dei rimborsi, che può essere percorsa da migliaia di amministrazioni (molte, fra cui anche grandi città, già impegnate in contenziosi sullo stesso tema).
La querelle nasce addirittura nel 2000, quando la Finanziaria per l'anno successivo (articolo 64, comma 1 della legge 388/2000) introduce i rimborsi per la perdita di gettito subita dai Comuni in seguito all'autodeterminazione della rendita catastale dei fabbricati di categoria D. In pratica, la norma consentiva la rideterminazione della rendita di questi immobili in base alla procedura Docfa, per riallinearla rispetto ai valori contabili in genere più elevati: per evitare ai Comuni contraccolpi in bilancio, la Finanziaria aveva introdotto una compensazione a patto che il sindaco certificasse di aver subito una perdita di gettito superiore a 1.549,37 euro (i vecchi tre milioni di lire) e allo 0,5% della spesa corrente.
Da qui è partito un complesso meccanismo di certificazioni, che si è però inceppato nel 2009 quando il ministero dell'Economia ha cambiato il criterio limitando il calcolo alla sola perdita di gettito registrata nel singolo anno, senza consolidare quelle precedenti. Il nuovo criterio, subito criticato dai sindaci e censurato dalle circolari Anci-Ifel, ha impedito a molti enti di superare i due parametri necessari per avere diritto ai rimborsi, e ha drasticamente limitato gli indennizzi: la perdita di gettito subita negli anni precedenti, in questo modo, non veniva compensata, anche se ovviamente la nuova rendita attribuita ai fabbricati continuava a produrre un'Ici inferiore rispetto a quella calcolata sui vecchi valori.
La regola, sottolinea però il tribunale di Monza, prevedeva che l'indennizzo scattasse «a decorrere dal 2001», con una formula che dunque consolida le flessioni di gettito registrate nei diversi anni, senza riferimenti al fatto che il calcolo vada effettuato solo rispetto alla situazione dell'anno precedente.
Per il solo Comune di Monza la partita vale tra i 6 e gli 8 milioni (l'entità del rimborso è stata rimandata a un giudizio separato), ma come accennato la questione riguarda migliaia di amministrazioni: e riapre un nuovo capitolo dopo quello delle compensazioni in relazione ai fabbricati ex rurali e ai tagli "compensativi" subiti dai Comuni per un extragettito Ici sovrastimato dall'Economia secondo i diretti interessati. Anche quest'ultima partita è già arrivata sui tavoli dei giudici (amministrativi), con il risultato che gli stessi consuntivi 2012 di tutti i Comuni rischiano di dover essere riscritti se anche i Tar daranno ragione ai sindaci.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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