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NOVITÀ NORMATIVE

DECRETO IVA E LAVORO: EMENDAMENTI SU INDEBITAMENTO E FONDO SVALUTAZIONE CREDITI.

Per il 2013, il limite all'indebitamento imposto agli enti locali risalirà all'8% delle entrate correnti registrate nel rendiconto del penultimo anno precedente, per assestarsi al 6% a partire dal prossimo anno, due punti percentuali sopra i tetti stabiliti dalla disciplina vigente.
Il fondo svalutazione crediti delle amministrazioni che hanno ottenuto le anticipazioni erogate dalla Cassa depositi e prestiti in base al decreto «sblocca pagamenti» potrà fermarsi al 30% (e non al 50%, come oggi previsto) dei residui attivi relativi ad entrate tributarie ed extratributarie aventi anzianità superiore a 5 anni.
Le due novità contabili sono previste da un emendamento al decreto «Iva e lavoro» (dl 76/2013) approvato in commissione al senato su proposta dei relatori al provvedimento Maria Grazia Gatti (Pd) e Salvatore Sciascia (Pdl).
Se la modifica otterrà il via libera definitivo, dunque, gli enti recupereranno qualche margine in più per ricorrere al debito. In base all'attuale testo dell'art. 204 del Tuel, infatti, il limite si attesta per l'anno in corso al 6%, ma dal 2014 sarebbe sceso al 4%. La boccata di ossigeno, peraltro, vale soprattutto per gli enti che si trovano già al di sopra di tali limiti e che potranno definire un percorso di rientro meno brusco. Per gli altri, invece, l'accensione di nuovi prestiti continua a trovare un forte ostacolo nei vincoli del Patto, che non considera valide le relative entrate ai fini del calcolo del saldo.
Senza una modifica di tale meccanismo, pertanto, l'apertura rischia di restare parzialmente inutilizzata. Ricordiamo, in ogni caso, che, in base alla norma di interpretazione autentica di cui all'art. 16, comma 11, del dl 95/2012, il limite va rispettato nell'anno di assunzione del nuovo indebitamento e non anche su base pluriennale: per esempio, è possibile indebitarsi nel 2013, anche se l'operazione porta a sforare il tetto negli anni successivi. È comunque necessario che gli enti prestino particolare cautela e che tengano conto, nella propria programmazione, dell'abbassamento del tetto previsto a partire dal prossimo anno.
Non vi è dubbio, infatti, che l'assunzione di nuovo debito in un esercizio palesi i suoi effetti finanziari anche in quelli successivi. Giova, inoltre, ricordare che l'art. 8 della legge 183/2011 ha previsto, al comma 3, anche un obbligo di riduzione del debito a carico degli enti con un livello pro capite superiore alla media (l'attuazione della norma, tuttavia, è rimessa ad un decreto del Mef non ancora adottato). La seconda novità riguarda, invece, gli enti che hanno chiesto ed ottenuto dalla Cassa depositi e prestiti le anticipazioni di liquidità previste dal dl 35/2013 per far fronte ai propri debiti pregressi.
Ai beneficiari, per i 5 esercizi successivi a quello dell'erogazione delle somme, è stato imposto di portare il fondo svalutazione crediti dal 25% previsto per tutti gli enti al 50% dei residui attivi di cui ai titoli primo e terzo dell'entrata. Ora, tale percentuale viene abbassata al 30%, ferma restando la possibilità di escludere dalla base di calcolo i residui per i quali i responsabili dei servizi competenti abbiano analiticamente certificato la perdurante sussistenza delle ragioni del credito e l'elevato tasso di riscuotibilità.
FONTE: ITALIA OGGI

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