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NOVITÀ NORMATIVE

CORTE COSTITUZIONALE: RESTANO LE RELAZIONI DI INIZIO E FINE MANDATO, DISSESTO E INELEGGIBILITA'.

Sul fallimento politico dei Presidenti delle Regioni e sulla loro «relazione di fine legislatura» la Corte costituzionale ha messo la parola «fine» con la sentenza 219/2013. Nell'occasione, il giudice delle leggi ha dichiarato l'illegittimità costituzionale dell'articolo 2, commi 2, 3 e 5, del Dlgs 149/2011 nella parte in cui era prevista la rimozione del Presidente della Giunta regionale e lo scioglimento del Consiglio regionale (ex articolo 126 della Carta) nei casi di «grave dissesto finanziario», con la conseguente incandidabilità a tutte le cariche elettive del cosiddetto Governatore regionale per la durata di dieci anni.
La sentenza ha ritenuto non affatto compatibile con la Costituzione l'obbligo di relazione di fine legislatura (ex articolo 1 dello stesso decreto su «premi e sanzioni»). Con questo, la sentenza non assume tuttavia peso alcuno nei confronti della relazione di fine e di inizio mandato cui sono tenuti i sindaci (e presidenti di Province), rispettivamente previste negli articoli 4 e 4-bis del Dlgs 149/2011, quest'ultimo introdotto con il Dl 174/2012 convertito con la legge 213.
La pronuncia non suscita alcuna preoccupazione neppure in tema di fallimento politico dei sindaci, nonostante le eccezioni mosse dalla Consulta nei confronti del ruolo eccessivamente decisorio attribuito alla Corte dei Conti relativamente alla omologa procedura che portava al «fallimento politico» dei presidenti delle Regioni (articolo 2).
Ciò in quanto, nel caso di specie, l'assoggettamento di sindaci e presidenti di Provincia a una misura sanzionatoria così concepita è direttamente correlata all'essere riconosciuti - in base all'articolo 6 - responsabili dal giudice contabile, con dolo o colpa grave, dei danni cagionati all'ente nei cinque anni precedenti al verificarsi del dissesto finanziario, ordinario o guidato che sia, del Comune cui i medesimi erano stati o sono ancora preposti.
A ben vedere, cambia tutto nelle Regioni, nel senso che rimane tutto come sempre, com'era prima del Dlgs 149/2011. Con buona pace per i Governatori a verosimile rischio di estromissione dal ruolo di commissario ad acta per la gestione della sanità e di fallimento politico. Insomma, questi soggetti potranno continuare a fare politica e combinare altri guai liberamente.
Diversamente accade per i sindaci e presidenti delle Province. Rimarrà in vigore l'ottavo decreto attuativo del federalismo fiscale con la sua relazione di fine mandato, il dissesto guidato e il default politico, quale conseguenza naturale al l'omologo colpevole fallimento del Comune amministrato. Considerati i conti dell'universo municipalistico, gli effetti potranno essere rilevanti. I cittadini avranno modo di comprendere il loro operato e di votare conseguentemente sin dalle prossime amministrative.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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