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NOVITÀ NORMATIVE

BILANCI DI PREVISIONE AL 30 NOVEMBRE.

I bilanci degli enti locali slittano ancora, questa volta al 30 novembre. La nuova proroga, dopo quella al 30 settembre disposta dal decreto «sblocca pagamenti», è contenuta nella bozza del decreto Imu approvato mercoledì dal governo.
Si tratta quasi di un record, dato che la dead-line viene collocata ben undici mesi dopo la scadenza naturale del 31 dicembre.
L'ennesimo rinvio è motivato soprattutto dalle incertezze che riguardano i conti dei comuni: a beneficiarne, tuttavia, potranno essere anche le province, oltre agli altri enti locali, come, ad esempio, le unioni di comuni.
Ma, come detto, sono i sindaci ad avere le maggiori difficoltà nel chiudere i preventivi 2013.
Oltre ovviamente al restyling dell'imposta municipale propria (con gli annessi dubbi relativi ai tempi ed alle modalità di erogazione dei rimborsi per il mancato gettito), in ballo c'è ancora il destino della Tares (su cui il decreto introduce nuove modifiche), ma soprattutto quello del fondo di solidarietà comunale.
Quest'ultimo, istituito dalla scorsa legge di stabilità (l 228/2013) al posto del fondo sperimentale di riequilibrio, avrebbe dovuto essere reso operativo entro la metà dello scorso mese di maggio, sulla base di un accordo fra le amministrazioni locali, ovvero, in mancanza, dallo Stato in via unilaterale.
Il prescritto dpcm, però, non ha ancora visto la luce.
Nel frattempo, la legge 64/2013 (di conversione del dl 35 sullo sblocco dei debiti della pa) ha parzialmente modificato, semplificandoli, i criteri di riparto. Ma ciò non è stato finora sufficiente a sciogliere l'impasse.
L'ostacolo principale è rappresentato dalla mancata distribuzione dei tagli previsti dalla «spending review» (dl 95/2012), che per i comuni quest'anno valgono 2250 milioni. In base alla disciplina originaria, a guidare le sforbiciate (sempre salvo diverso accordo fra i sindaci) avrebbero dovuto essere i consumi intermedi rilevati dal Siope nel 2011.
Successivamente, però, la legge 64 ha cambiato le carte in tavola, spostando il riferimento al triennio 2010-2012 e introducendo una clausola di salvaguardia articolata per fasce demografiche. Ma anche in tal caso, la modifica non è bastata, costringendo i ragionieri a scrivere in bilancio dati stimati sulla base di formule (talora) arcane.
Il risultato è che lo Stato, dopo l'acconto pagato a fine febbraio (pari al 20% del fondo 2012) non ha più versato un euro ai comuni, causando diffuse difficoltà di cassa che il rinvio (ora trasformato in abolizione definitiva) dell'acconto Imu ha ulteriormente accentuato.
Ora il decreto ci mette una pezza, prevedendo che, nelle more della definizione del fondo di solidarietà, il ministero dell'interno eroghi, entro il prossimo 5 settembre, un ulteriore anticipo di 2.500 milioni di euro.
Per chi non ha ancora approvato il bilancio, quindi, ci sono ora altri tre mesi di tempo per farlo. Chi taglierà il traguardo dopo il 30 settembre, non dovrà ovviamente adottare la deliberazione consiliare sulla salvaguardia degli equilibri di cui all'art. 193 del Tuel, mentre per chi licenzierà il preventivo dopo il 1 settembre tale adempimento continua ad essere facoltativo. Per quest'anno, infine, le deliberazioni di approvazione delle aliquote e delle detrazioni, nonché i regolamenti dell'Imu, acquistano efficacia a decorrere dalla data di pubblicazione nel sito istituzionale di ciascun comune.
FONTE: ITALIA OGGI

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