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NOVITÀ NORMATIVE

SE IL COMUNE NON PAGA VALE L'APPLICAZIONE DELL'ANATOCISMO

I creditori storici degli enti pubblici hanno diritto anche agli interessi sugli interessi (anatocismo), che però non scattano dalla data di nascita del debito ma dal momento di presentazione dell'istanza.
Lo ha stabilito il Tribunale di Napoli, che nella sentenza 105/2010 ha fissato un principio nuovo nella giurisprudenza dei rapporti fra gli enti pubblici e i loro creditori. La vicenda, del resto, si presta bene all'esplorazione di nuove strade del diritto.
Il teatro è il comune di Ischia, che ha polverizzato tutti i record di durata nei dissesti degli enti locali alzando bandiera bianca nel 1993 e firmando 16 anni dopo, nel 2009, un piano di rientro che prevede di chiudere la partita nel 2012, sempre che il blob crescente degli interessi non renda troppo ambizioso l'obiettivo.
Quando ha dichiarato il dissesto, il comune ha dovuto congelare i debiti precedenti, che nel tempo hanno partorito la montagna dei debiti (e le cause in tribunale). I giudici si occupano di storia, non di cronaca: la sentenza napoletana parla di un debito maturato nell'83, l'anno del quinto governo Fanfani e dell'arresto di Enzo Tortora, quando il comune espropriò un'area di 60mila metri quadri in centro pensando di cavarsela con la cifra ultraleggera di 550 lire al metro quadrato (i giornali all'epoca costavano 500 lire).
Tribunale e Corte d'appello respinsero le pretese del comune, condannandolo (sentenze 1696 e 1697 del 1988) a pagare il terreno 545 volte tanto (300mila lire al metro quadrato), ma prima la lentezza endemica dei pagamenti e poi il padre di tutti i dissesti hanno impedito all'ente di saldare il debito. In ballo ci sono ancora 660mila euro di capitale, che grazie a interessi e anatocismo quasi raddoppiano.
Già, perché il tempo non è gentile con i creditori, costretti ad attese che superano ogni logica, ma nemmeno con i debitori. Mentre gli anni passavano, a Ischia è successo di tutto: due commissioni ministeriali hanno abbandonato l'isola senza riuscire a chiudere i lavori, nel 2006 il comune stesso (e anche questo è un unicum, in cui la fantasia ha superato le previsioni del testo unico degli enti locali) è subentrato per portare al traguardo le procedure di dissesto, ha preparato un primo piano di rientro che prevedeva la chiusura nel 2018, e poi l'ha riscritto anticipando (si fa per dire) la fine della pratica al 2012.
Nonostante i finanziamenti ministeriali, e un Boc (altro debito, tanto per cambiare) da 19 milioni emesso nel 2003, in lista d'attesa ci sono ancora 61 debitori storici, che aspettano circa 4 milioni di euro. Soprattutto, però, sono montati gli interessi, che hanno moltiplicato debiti anche più vecchi rispetto a quelli raccontati nella sentenza napoletana: per ogni
100 lire non pagate nel 1980 ci sono circa 150 lire di interessi semplici, mentre con l'anatocismo la moltiplicazione diventa ancora più aspra.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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