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NOVITÀ NORMATIVE

L'ERRORE DI CLASSAMENTO NON GRAVA SUI PROPRIETARI

In tema d'imposta comunale sugli immobili il principio generale rinveniente dalla lettura dell'art.5, comma 2° del dlgs n. 504/1992 secondo cui la base imponibile Ici è determinata prendendo in considerazione la rendita catastale così come vigente al 1° gennaio del periodo d'imposta considerato, non è applicabile in tutti i casi in cui l'Agenzia del territorio modifichi un precedente classamento rivedendo a posteriori, su richiesta dello stesso contribuente, la congruità della rendita catastale assegnata all'immobile.
È quanto ha disposto la Corte di cassazione in concomitanza della sentenza n. 6475 del 17 marzo scorso. La ratio dell'orientamento assunto dai giudici di Palazzaccio rinviene nel caso di specie dalla necessità di non fare gravare sul contribuente, in termini di quantificazione dell'imposta, un eventuale errore di classamento dell'immobile imputabile all'Agenzia del territorio e rilevato successivamente dallo stesso ufficio. Infatti, la determinazione della base imponibile Ici riferita ai fabbricati è strettamente subordinata al parametro catastale così come vigente al 1° gennaio del periodo d'imposta considerato.
Per cui la regola vuole che eventuali attribuzioni di rendita rinvenienti da nuovi classamenti segnalati dallo stesso contribuente attraverso il sistema Docfa hanno inevitabilmente efficacia dal 1°gennaio dell'anno successivo, non potendo, in materia d'Ici, la nuova rendita catastale incidere sui periodi d'imposta pregressi. È questa una casistica configurabile allorquando la rendita catastale attribuita ab origine non è più idonea a misurare la redditività media ordinaria ritraibile dal fabbricato in quanto sono nel frattempo intervenute oggettive modifiche permanenti di carattere strutturale o funzionale sul fabbricato.
Non rientra nella casistica richiamata quella in cui interviene a posteriori una modifica cosiddetta d'ufficio del classamento immobiliare precedentemente attribuito dall'Agenzia del territorio, a seguito di un riesame delle peculiarità principali del fabbricato a cui è strettamente subordinata la potenzialità reddituale dell'immobile. In tal caso, la modifica d'ufficio adoperata dall'Agenzia del territorio non può avere efficacia dal 1°gennaio del periodo d'imposta successivo, bensì, avrà efficacia retroattiva andando essa ad incidere inevitabilmente sui periodi d'imposta pregressi.
La ratio di tale assunto rinviene dalla considerazione che trattasi nel caso di specie di un provvedimento correttivo con il quale l'Agenzia del territorio ha ritenuto necessario rivedere a posteriori una situazione catastale pregressa. Pertanto, l'errore commesso e riconosciuto dall'Agenzia del territorio nella determinazione del classamento riferito al fabbricato, non possono penalizzare il contribuente in sede di quantificazione della debenza Ici.
È questo il principio generale palesato dalla Suprema corte in concomitanza della sentenza n. 6475 pronunciata il 17 marzo 2010 da cui è emersa una posizione chiaramente difforme rispetto a quella evidenziata dal ministero delle Finanze in concomitanza della risoluzione n. 226 del 27/11/1997. In particolare, il dicastero in occasione della risoluzione richiamata dispose espressamente «che si rende applicabile la regola generale contenuta nel primo periodo del secondo comma dell'art. 5 del dlgs n. 504/1992, in forza del quale, dovendosi assumere, per ciascun anno d'imposta, le rendite quali risultanti in catasto al 1°gennaio dell'anno d'imposizione medesimo, le modifiche di rendita hanno effetto dall'anno di tassazione successivo a quello nel corso del quale le modifiche risultano essere state annotate negli atti catastali (cosiddetta messa in atti)».
FONTE: ITALIA OGGI

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