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NOVITÀ NORMATIVE

DIRETTORI GENERALI: ALLO STUDIO L'ABBASSAMENTO DELLA SOGLIA DEI 100.000 ABITANTI.

Il testo è pronto e risulta all'esame del dicastero dell'Interno, per le questioni di merito, e del Tesoro per la verifica più importante, quella sulla invarianza di spesa. Per il dicastero degli Affari regionali guidato da Graziano Delrio, che lo ha formulato, non ci sarebbero oneri aggiuntivi semplicemente perché le nomine non sono obbligatorie.
In verità, una volta fatte, ci saranno stipendi in più da pagare. Ma solo se i comuni ne avranno la capacità di spesa in bilancio, vorrebbe il ragionamento del buon padre di famiglia. Sta di fatto che, mentre nel governo impazza la caccia alle risorse necessarie per evitare l'aumento di un punto percentuale di iva da ottobre, al senato potrebbe approdare, sotto forma di emendamento al decreto legge sul pubblico impiego messo a punto da Gianpiero D'Alia, la proposta targata Affari regionali che consente ai sindaci di comuni con meno di 100 mila abitanti di scegliersi un direttore generale esterno. Un vero manager che affianchi il già presente segretario generale e la dirigenza di ruolo.
Nel 2009 era intervento l'allora ministro dell'economia, Giulio Tremonti, per alzare la soglia a 100 mila abitanti come requisito base per procedere all'eventuale nomina del dg. Evidenti ragioni di razionalizzazione della spesa inducevano a ritenere che uno stipendio in più potesse essere giustificato solo nei casi di situazioni organizzative complesse.
Con la proposta targata Delrio la soglia scende a 50 mila, e i dg arrivano a triplicarsi rispetto agli iniziali 46. Una scelta che è imputata alla necessità di rafforzare anche nei comuni sotto i 100 mila il sistema di controllo interno e di coordinamento dei processi di riorganizzazione e ristrutturazione che evidentemente si ritiene non possano essere realizzati senza ricorrere a un manager di assoluta fiducia. Se la proposta supererà il vaglio parlamentare, da Aversa e Scafati, da Molfetta e Latina, saranno una novantina i comuni che potranno ricorrere a un direttore generale. Si tratta di figure atipiche del pubblico impiego, ai vertici dell'amministrazione comunale ma senza necessariamente aver superato un concorso pubblico, con poteri di riorganizzazione eppure legati a doppio filo al sindaco che li ha scelti. Una categoria variegata con sicuri city manager, ma anche politici fuori gioco, ex consiglieri e assessori a caccia di una poltroncina.
Gli stipendi? Possono andare dai 150 mila ai 250 mila euro. Per fare cosa? Svolgere funzioni «a connotazione manageriale e gestionale», si legge sul sito dell'Andigel, l'associazione dei direttori generali di comuni e province presieduta fino allo scorso maggio da Mauro Bonaretti, ex direttore generale del comune di Reggio Emilia con Delrio e oggi suo capo di gabinetto.
FONTE: ITALIA OGGI

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