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NOVITÀ NORMATIVE

IL GOVERNO ALLE PRESE CON IL PROBLEMA IMU.

Archiviata la crisi-lampo, per governo e maggioranza è arrivato il momento di guardare avanti. E confrontarsi con un'agenda parlamentare resa ancora più fitta dal terreno perso per le fibrillazioni dei giorni scorsi. Incassato l'ok definitivo della Camera al decreto "valore cultura", il primo scoglio che si profila all'orizzonte riguarda, manco a dirlo, l'Imu. Con una scadenza a breve (la conversione del Dl 102 che cancella l'acconto di giugno) e una a lungo termine (la legge di stabilità che dovrà introdurre la service tax dal 2014 e potrebbe anche decidere le sorti del saldo di dicembre).
Nonostante i propositi della maggioranza di blindare il primo decreto e rinviare al provvedimento che sostituisce la vecchia finanziaria lo scioglimento di tutti gli altri nodi, i primi segnali non sono incoraggianti. Sia per il numero di emendamenti (468) che sono stati depositati ieri nelle commissioni Bilancio e Finanze, sia per le distanze che ancora si registrano tra Pd e Pdl. Tra le proposte di modifica già presentate ne spicca proprio una dei democratici che chiede di limitare la cancellazione della prima rata Imu agli immobili con rendita catastale inferiore ai 750 euro. Facendo pagare la prima rata ai proprietari di un immobili oltre tale soglia, secondo i suoi sottoscrittori, si potrebbero recuperare 1,2 miliardi. Da destinare al ritorno dell'Iva al 21% dal 1° novembre (706 milioni), alla Cig in deroga (400 milioni) e al fondo affitti (50 milioni).
Che l'Imu resta in cima anche ai pensieri del Pdl lo conferma il capogruppo a Montecitorio, Renato Brunetta. A proposito della manovrina da 1,6 miliardi sui conti data per imminente, l'ex ministro della Pa sottolinea che al suo interno sembrerebbero «spariti i migliori propositi: congelamento dell'aumento Iva ed abolizione dell'ultima rata dell'Imu, che verrà scaricata sugli esangui bilanci famigliari». Aggiungendo che «se queste anticipazioni fossero fondate non potrebbero non destare grande preoccupazione».
Qualche elemento in più per capire se si tratta di piccole scaramucce post-crisi o di prese di posizione dure e pure lo si avrà oggi quando l'ufficio di presidenza fisserà il nuovo calendario per l'esame del Dl 102. A quanto si apprende l'ammissibilità degli emendamenti comincerà lunedì 7 e l'approdo in aula dovrebbe slittare da martedì 6 a venerdì 11. Tenendo sempre presente che il provvedimento dovrà andare poi al Senato e che la dead line per la sua conversione in legge scade il 30 ottobre.
Per questo all'interno della maggioranza in tanti spingono per limitare al minimo i correttivi e rinviare le altre modifiche alla partita più ampia che si giocherà con la legge di stabilità. Anche perché – si chiede il presidente della commissione Bilancio, Francesco Boccia (Pd) - «che senso avrebbe modificare il decreto quando sono passati quasi tre mesi e mezzo dalla scadenza della prima rata ed è già stato effettuato, su richiesta dell'Anci, il trasferimento integrale ai Comuni?».
Se alla fine si propendesse per un intervento light sul provvedimento, uno dei relatori, Marco Causi (Pd), non avrebbe dubbi su dove intervenire. «Spero che il governo – dice l'esponente democratico – voglia cogliere l'occasione per dare dei segnali sulla deducibilità per gli immobili produttivi delle imprese e su interventi di equità a favore degli inquilini». Nella consapevolezza che non è comunque il decreto 102 la sede più opportuna per la riforma dell'Imu e dell'intera tassazione immobiliare.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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