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NOVITÀ NORMATIVE

PROGRESSIONI VERTICALI: LA CORTE DEI CONTI LOMBARDIA DICE SI'

Apertura per le progressioni verticali negli enti locali, secondo la Corte dei conti, sezione delle autonomie locali della Lombardia. Il parere 18 marzo 2010 n. 375, riprendendo alcune delle considerazioni proposte dalle linee interpretative redatte dall'Anci sulla riforma Brunetta, afferma che le amministrazioni locali attualmente potrebbero porre in essere concorsi interamente riservati, essendo solo obbligate «a recepire entro il 31 dicembre 2010 nei propri ordinamenti i principi introdotti dal dlgs 150/2009 avendo cura di assicurare il massimo rispetto dei parametri costituzionali stabiliti in materia di accesso e tenuto conto che le procedure di cui all'art. 91, 3° comma Tuel assumono carattere residuale e limitato a particolari profili e figure professionali caratterizzate da una professionalità acquisita esclusivamente all'interno dell'ente».
In poche parole, fino all'eventuale recepimento, gli enti locali potrebbero ancora, sia pure in via eccezionale e limitata, dedicare progressioni verticali a particolari figure. Questo, perché occorre valorizzare due elementi. In primo luogo, la previsione dell'articolo 1, comma 4, del dlgs 267/2000, che richiede la modifica espressa delle disposizioni ivi contenute, mancante nel dlgs 150/2009. In secondo luogo, perché l'obbligo di assumere mediante concorsi pubblici con riserva dei posti non superiore al 50% impedirebbe di fatto ai piccoli comuni il riconoscimento della professionalità acquisita dai propri dipendenti.
In tale quadro, dunque, secondo la sezione «rispetto alla norma rivolta in generale alle pubbliche amministrazioni dall'art. 24 (del dlgs 150/2009) debba prevalere la disciplina speciale introdotta dall'art. 31 per gli enti territoriali ai fini di tutela dell'autonomia locale costituzionalmente garantita». Il parere espresso dalla sezione, tuttavia, non può essere condiviso, risultando affetto da diversi vizi interpretativi. In primo luogo, non è corretto ritenere che gli enti locali debbano recepire «nei propri ordinamenti i principi della riforma-Brunetta».
Recepire significa che una certa norma non dispiega efficacia in un ordinamento, se prima questo non la fa propria, potendo anche in parte modificarla, come avviene nel processo di recepimento delle direttive europee. Ebbene, l'articolo 31 (come anche l'articolo 16) del dlgs 150/2001 non prevede affatto questo percorso, ma esattamente l'opposto: sono gli enti locali a dover adeguare i propri ordinamenti alle disposizioni del dlgs 150/2009.
Il che significa che se l'ordinamento locale preveda norme contrastanti con la riforma, deve modificarle per renderle compatibili con la riforma stessa. In secondo luogo, la sezione incorre nel medesimo errore prospettato dall'Anci nel ritenere che l'articolo 91, comma 3, del dlgs 267/2000 costituisca la norma vigente applicabile nelle more dell'obbligatorio adeguamento ordinamentale. L'articolo 91, comma 3, infatti, risulta disapplicato dal 5 ottobre 2001, da quanto è entrato in vigore il Ccnl di comparto che all'articolo 9, ha stabilito: «in materia di progressione verticale del personale nel sistema di classificazione, è integralmente ed esclusivamente confermata la disciplina dell'art.4 del Ccnl del 31.3.1999, relativo alla revisione del sistema di classificazione del personale del comparto regioni-autonomie locali, anche nella vigenza dell'art.91, comma 3, del Tuel n. 267/2000».
Non v'è, dunque, possibilità alcuna di ritenere legittimamente vigente una norma a suo tempo disapplicata dal contratto collettivo, nell'esercizio della forza derogatoria all'epoca attribuitagli dall'articolo 2, comma 2, del dlgs 165/2001.
In terzo luogo, non è corretto sostenere, come si evince dal parere, una dicotomia nella disciplina delle progressioni: l'articolo 24 del dlgs 150/2009 valevole per tutte le amministrazioni in contrapposizione all'articolo 31, valevole solo per gli enti locali. L'articolo 24 del dlgs 150/2009 non è la fonte di regolazione della progressione di carriera: esso è inserito nel capo dedicato alla meritocrazia, al solo scopo di evidenziare che la progressione di carriera va connessa alla positiva valutazione dei dipendenti interessati.
La fonte di disciplina dei concorsi con riserva è, invece l'articolo 52, novellato, del dlgs 165/2001, norma che estende il suo campo di applicazione a tutte le amministrazioni pubbliche, non ultimi gli enti locali. Tale disposizione è espressamente qualificata dall'articolo 74 del dlgs 150/2009 diretta applicazione dell'articolo 97 della Costituzione. L'articolo 52 del dlgs 165/2001, dunque, ha soppiantato ogni altra disposizione diversa in merito alla progressione di carriera, eliminando radicalmente ed irrimediabilmente le progressioni verticali dall'ordinamento giuridico nel suo complesso, dunque anche per gli enti locali.
FONTE: ITALIA OGGI

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