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NOVITÀ NORMATIVE

REQUISITI DI RURALITA': SI APRE LA PARTITA DEI RIMBORSI.

Tra le novità contenute nel disegno di legge di conversione del Dl 102/2013, approvato dalla Camera il 16 ottobre, c'è anche la soluzione del problema relativo alla valenza retroattiva o meno delle domande di variazione della categoria catastale presentate in base all'articolo 7 del Dl 70/2011.
Il nuovo articolo 2, comma 5-ter del Dl 102/2013 prevede, con disposizione di interpretazione autentica, che le domande di variazione catastale presentate ai sensi dell'articolo 7, comma 2-bis del Dl 70/2011, e l'inserimento dell'annotazione negli atti catastali, producono gli effetti previsti per il riconoscimento del requisito di ruralità a decorrere dal quinto anno antecedente a quello di presentazione della domanda.
Con il Dl 70/2011 il legislatore ha recepito il consolidato orientamento dei giudici di legittimità (da ultimo, Cassazione, sentenza 19 luglio 2013, n. 17765) secondo il quale i fabbricati rurali devono essere necessariamente accatastati in categoria rurale – A/6 per le abitazioni e D/10 per i fabbricati strumentali, o a decorrere dal 2012 altre categorie con l'annotazione della dichiarata sussistenza dei requisiti di ruralità – dando però la possibilità ai contribuenti di presentare una «domanda di variazione» della categoria catastale, dopo varie proroghe, entro il 30 settembre 2012.
Alla domanda di variazione doveva essere allegata un'autocertificazione nella quale il contribuente era tenuto a dichiarare che l'immobile possedeva, in via continuativa a decorrere dal quinto anno antecedente a quello di presentazione della domanda, i requisiti di ruralità. Questo requisito ha fatto nascere il dubbio circa la valenza retroattiva delle domande di variazione, dubbio non risolto dalla giurisprudenza di merito che ha fornito risposte contrastanti, arrivando anche a preannunciare una possibile illegittimità costituzionale di una norma che avesse previsto effetti retroattivi. Così, ad esempio, la Ctr dell'Emilia Romagna, nella sentenza n. 21/04/2013 del 7 giugno 2013, osserva che il Dl 70/2013 «non attribuisce alcun effetto retroattivo alla domanda di attribuzione della diversa categoria catastale, tanto più che, ragionando in astratto, una siffatta evenienza porrebbe anche seri problemi di compatibilità costituzionale qualora la questione fosse già stata decisa con sentenza definitiva, finendo la norma per intaccare il giudicato e violare la separazione dei poteri».
Al di là di quanto è stato già detto va comunque osservato che se la norma di interpretazione autentica diventerà legge si porranno seri problemi per le casse comunali.
Difatti, prima della possibilità offerta dal Dl 70/2011, ed in aderenza all'orientamento espresso dalle sezioni unite della Cassazione, i contribuenti con fabbricati non accatastati in categoria rurale hanno corrisposto l'Ici ed ora potranno chiedere il rimborso di quanto già versato negli ultimi cinque anni, ma il Dl 102/2013 non prevede alcuna copertura finanziaria.
La disposizione normativa non fa espressamente salve le sentenze passate in giudicato, ma queste rimangono comunque intangibili in quanto il giudicato sostanziale costituisce ostacolo all'esplicarsi dell'effetto retroattivo della norma di interpretazione autentica, in base al principio del divieto del «ne bis in idem».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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