PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

RASSICURAZIONI AI COMUNI SU PATTO DI STABILITA' E TRASFERIMENTI.

«Noi sappiamo e dobbiamo sapere che non ci vuole nulla per ritornare nella difficoltà in cui il nostro Paese era fino a qualche mese o qualche anno fa, non ci vuole nulla». È l'avvertimento che il presidente del Consiglio, Enrico Letta, lancia ad amici e nemici del governo delle larghe intese durante il suo intervento all'assemblea nazionale dell'Anci a Firenze. Un intervento che non era in agenda (avrebbe dovuto chiudere i lavori Giorgio Napolitano), ma che il premier ha voluto tenere proprio per sottolineare il passaggio cruciale di queste settimane tra modifica e approvazione della Legge di stabilità in Parlamento e decadenza di Silvio Berlusconi da senatore.
«I problemi non si risolvono in un solo giorno. Si devono tenere i conti in ordine e uscire dalla crisi passo passo – dice Letta riferendosi evidentemente anche alla Legge di stabilità e alle critiche che ha suscitato in quest'ultima settimana – e questo vuol dire essere fiduciosi» e nello stesso tempo «avere la giusta prudenza». Letta rivendica davanti alla platea dei sindaci d'Italia che «con fatica» la Legge di stabilità appena varata mantiene le promesse nei confronti dei Comuni e più in generale «inverte la rotta» e si impegna al «cambio di direzione». Per la prima volta – dice il premier tra gli applausi dei sindaci – il patto di stabilità interno per la prima volta dopo 12 anni «ricomincia ad aprirsi» e permette in questo modo investimenti e di conseguenza nuovi posti di lavoro.
E soprattutto «per la prima volta dopo molti anni la Legge di stabilità non ha previsto tagli e riduzioni di trasferimenti ai Comuni, e ciò rappresenta un cambio di direzione che significa che il Governo mantiene gli impegni presi». Certo, «si poteva fare di più in questi sei mesi», ma meglio annunciare «poche cose» che poi «si fanno» invece di «roboanti annunci» cui non seguono fatti concreti. «La Legge di stabilità – ribadisce dunque il premier – in Parlamento potrà essere migliorata, ma conta la direzione di marcia, quella di persone che si assumono le responsabilità, che non dicono sempre che è colpa di qualcun altro, che di fronte ai problemi si rimboccano le maniche».
Quanto al ruolo e all'importanza dei Comuni, Letta ricorda che nelle ore concitate e tempestose della formazione del governo su una cosa ha tenuto la barra dritta: che il ministro delle Autonomie dovesse essere il presidente dell'Anci, ossia Graziano Delrio che ha ricoperto appunto quella carica prima di Piero Fassino: «È l'idea che non c'è un "noi" e un "noi", ma un "noi collettivo. Ossia noi rappresentanti delle istituzioni che dobbiamo affrontare insieme i problemi».
Probabile che il premier pensasse anche a Matteo Renzi mentre pronunciava queste parole, così come all'inizio del suo intervento, quando ha promesso che sarebbe stato breve perché «un presidente del Consiglio deve parlare con i fatti e non con le parole». Il sindaco di Firenze, incontrato poi per un saluto di pochi minuti al termine dell'assemblea dell'Anci, aveva parlato prima di lui contrapponendo i sindaci alle presunta casta: «I sindaci cercano di dimostrare che la politica è bella e nobile, anche quando da Roma arrivano segnali diversi». E ancora: «Il Paese siete voi sindaci che lottate, voi sindaci che vi sentite accusare di essere casta. Il Paese siamo noi, benvenuti a Firenze».
Certo i segnali arrivati ieri da Roma non sono certo stati belli per il premier, piuttosto irritato per il blitz dei "falchi" Pdl al Senato che ha rischiato di far naufragare per pochissimi voti il percorso delle riforme: l'istituzione del Comitato dei 42 che avrà il compito di cambiare la Costituzione è passata sì con i 2/3 che evitano il referendum confermativo, ma solo per 4 voti. Tuttavia a Palazzo Chigi si tende a vedere il bicchiere mezzo pieno, facendo del caso riforme di ieri un avvertimento nei confronti dei "falchi" che volessero giocare alla crisi: il Ddl costituzionale è comunque passato con una maggioranza qualificata di due terzi, ben superiore alla maggioranza semplice che occorre per ottenere la fiducia. E se le fibrillazioni dovessero continuare anche sulla legge elettorale, il governo è pronto a usare la moral suasion annunciata fino al punto di presentare un suo Ddl pur di prevenire la pronuncia della Consulta del 3 dicembre.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<novembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
303112345
6789101112
13141516171819
20212223242526
27282930123
45678910
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio