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NOVITÀ NORMATIVE

CORTE CONTI PIEMONTE: CHIARIMENTI SULL'UTILIZZO DELL'AVANZO DI AMMINISTRAZIONE.

Il divieto di utilizzare l'avanzo di amministrazione non vincolato per gli enti che fanno ricorso all'anticipazione di cassa non si pone in termini assoluti, ma solo in presenza di un ricorso reiterato o continuativo a tale forma di finanziamento. Esso, inoltre, opera esclusivamente in costanza di utilizzo dell'anticipazione stessa.
Il doppio chiarimento è stato fornito dalla sezione regionale di controllo della Corte dei conti per il Piemonte nel recente parere n. 310/2013 e risulta particolarmente utile agli enti che si apprestano a procedere all'assestamento di bilancio.
Come noto, il comma 3-bis dell'art. 187 del Tuel, introdotto dall'art. 3, comma 1, lett. h), del dl 174/2012, vieta l'utilizzo, da parte degli enti locali, dell'avanzo di amministrazione non vincolato, nelle situazioni previste dagli artt. 195 (Utilizzo di entrate a specifica destinazione) e 222 (Anticipazioni di tesoreria) del Tuel, fuorché per i provvedimenti di riequilibrio di cui all'articolo 193 dello stesso Tuel.
Come rileva il parere in commento, la ratio della norma richiamata è quella di impedire che enti in condizioni di cassa deficitarie possano incrementare le spese per effetto della capacità autorizzatoria del bilancio di previsione, senza un corrispondente effettivo incremento delle entrate di competenza.
Analogo discorso vale per l'utilizzo delle entrate a specifica destinazione, non a caso consentito per un importo non superiore all'anticipazione disponibile e con insorgenza di un vincolo su quest'ultima per una quota corrispondente.
Oltre alla salvaguardia degli equilibri contabili, il legislatore ha contemplato una sola deroga espressa al divieto, a favore degli enti che hanno fatto ricorso all'anticipazione per compensare il mancato introito del gettito dell'Imu a seguito della sospensione dell'obbligo di pagamento della prima rata disposta, per alcune tipologie di immobili, dall'art. 1 del dl 54/2013.
La sezione piemontese, invece, sulla base di una condivisibile interpretazione sistematica, chiarisce opportunamente che il divieto non si applica neppure alle situazioni in cui l'ente, pur sopperendo a momentanee carenze di liquidità, quantitativamente limitate, mediante anticipazioni di cassa tempestivamente rimborsate, sia comunque in grado di acquisire entrate sufficienti a garantire i propri equilibri di bilancio durante l'esercizio finanziario.
La pronuncia ha anche il pregio di chiarire un ulteriore aspetto controverso della disciplina in esame, ovvero la portata temporale del divieto.
In effetti, il ricorso all'anticipazione di tesoreria (così come, analogamente, l'utilizzo delle entrate a specifica destinazione) non si cristallizza, per così dire, in un momento preciso, ma è normalmente variabile nel corso dell'esercizio finanziario, ovviamente nei limiti quantitativi autorizzati dalla deliberazione della giunta. In altri termini, nel corso del medesimo esercizio, l'ente può andare in anticipazione, rientrare, riattivarla e rientrare nuovamente. In simili casi, il divieto opera solo in costanza di utilizzo dell'anticipazione di cassa, situazione in cui versa l'ente locale che, avendo deliberato in merito, non abbia ancora provveduto al relativo rimborso.
Sempre in tema di utilizzo dell'avanzo, ricordiamo che il parere n. 437/2013 della Corte dei conti Lombardia ha precisato che quest'anno i comuni possono applicarlo in parte corrente anche in sede di bilancio di previsione se provvedono ad approvare contestualmente la variazione generale di assestamento ex art. 175 del Tuel.
FONTE: ITALIA OGGI

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