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NOVITÀ NORMATIVE

IN PARLAMENTO IL REBUS TIA

Riprendono i tentativi parlamentari di risolvere il rebus dell'Iva sulla tariffa d'igiene ambientale dopo la bocciatura della corte costituzionale, ma imboccano una via opposta rispetto alle ipotesi iniziali poi naufragate.
Il meccanismo, sotto forma di emendamento alla conversione del decreto incentivi, potrebbe cancellare in un colpo solo sia le incertezze sul futuro, chiarendo per legge che la Tia non può essere gravata dall'Iva, sia la prospettiva dei rimborsi, sul presupposto dell'obbligo di copertura integrale dei costi del servizio.
La strada non è semplice, anche perché potrebbe accendere la miccia del contenzioso con le associazioni dei consumatori che sul tema sono agguerrite, ma prende spunto da quello che sta per succedere in tutti i comuni interessati dopo che anche l'agenzia delle Entrate ha detto «no» all'Iva sulla Tia . «Il comune - ragiona Maurizio Leo (Pdl), che sta seguendo il dossier come membro della commissione Bilancio della Camera oltre che come assessore al bilancio del comune di Roma - continua a vedersi fatturare con Iva dal gestore, e deve riversare questo costo sull'utente finale per coprire gli oneri. Si può sostenere, quindi, che in mancanza dell'Iva poi dichiarata illegittima dalla Consulta l'utente avrebbe dovuto versare comunque una cifra analoga».
La traduzione di questo principio in una norma non è semplice, ma calcerebbe in tribuna la palla dei rimborsi da un miliardo di euro (stima dei comuni) che oggi agita l'amministrazione finanziaria. Anche le altre ipotesi in campo, del resto, non hanno il pregio della semplicità d'esecuzione. Gli emendamenti "suggeriti" dall'Anci Emilia Romagna, che propongono di stabilire per legge che la tariffa «rappresenta un corrispettivo» (e quindi paga l'Iva), vanno platealmente in direzione opposta rispetto alle indicazioni della corte costituzionale, e anche le prime prove tecniche di rimborso ipotizzate in parlamento non hanno avuto fortuna.
Il nodo più critico è quello delle utenze non domestiche, che prima portavano l'Iva in detrazione e nel nuovo quadro, che compensa l'imposta bocciata con una spinta alla tariffa, si troveranno a subire un aumento secco dei costi.
Sul versante dei gestori, invece, va registrato che la risposta fornita la settimana scorsa dall'agenzia delle Entrate all'interpello di un gestore non ha esaurito le incertezze. Tra chi ha sottoposto i propri quesiti all'agenzia ci sono anche aziende in situazioni particolari, come quelle che effettuano una raccolta «spinta» fino al porta a porta. In questi casi, è l'interpretazione proposta, si crea un rapporto diretto fra azienda e utente per cui la tariffa potrebbe riassumere le caratteristiche di «corrispettivo» contestate in generale dalla corte costituzionale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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