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NOVITÀ NORMATIVE

IMU: RINVIATO IL DECRETO PER L'ABOLIZIONE DEL SALDO SULLA PRIMA CASA.

Lungi dall'andare in soffitta, la seconda rata dell'Imu prima casa potrebbe chiamare alla cassa milioni di contribuenti italiani. Non solo agricoltori, ma anche tutti i proprietari di abitazioni principali situate in quei comuni in cui i sindaci hanno aumentato le aliquote al solo scopo di ricevere rimborsi più generosi dallo stato.
In assenza di risorse, a pagare per la furbizia di circa 600 primi cittadini (tra cui se ne contano alcuni illustri come Giuliano Pisapia di Milano, Virginio Merola di Bologna e Luigi De Magistris di Napoli), che hanno innalzato in extremis l'aliquota prima casa 2012 per far quadrare i bilanci, non sarà più lo stato, come auspicavano i diretti interessati, ma i contribuenti dei rispettivi comuni che potrebbero essere costretti a versare la differenza.
L'inquietante prospettiva è emersa nel consiglio dei ministri di ieri che avrebbe dovuto varare il decreto per la cancellazione del saldo del 16 dicembre e invece non ha partorito alcuna decisione in tal senso, rinviando il varo del dl a martedì prossimo. Ufficialmente la ragione del rinvio sta nel collegamento a doppio filo con il provvedimento sulla rivalutazione delle quote di Bankitalia, che a sua volta deve attendere un via libera da parte della Banca centrale europea. Un ostacolo formale, quello del mancato nulla osta dell'Eurotower, che il governo ha colto come una manna dal cielo visto il clima di tensione che si respirava ieri a palazzo Chigi sul nodo coperture.
A riscaldare gli animi, la resistenza del ministro dell'agricoltura, Nunzia De Girolamo, chiamata a mandar giù un boccone amaro: accettare il ripristino della seconda rata Imu su terreni e fabbricati rurali dopo che gli agricoltori hanno saltato la prima rata di giugno. Del resto, che l'esecutivo si fosse presentato in cdm con circa 800 milioni in meno rispetto al necessario (325 per l'Imu rurale e 500 per i maggiori rimborsi ai sindaci) era cosa nota.
E la conferma è arrivata dal ministro dell'economia Fabrizio Saccomanni. «Il governo utilizzerà questi giorni che ha ancora a disposizione prima del varo martedì per mettere a punto la ripartizione delle risorse», ha detto il numero uno di via XX Settembre senza però sbottonarsi sulla sorte dei terreni agricoli. «Avevo detto che non sarebbe stato facile, usiamo quest'altro tempo per definire tutto».
Ma nessuno poteva prevedere che nel testo in entrata del decreto legge sarebbe spuntata una norma che scarica sui contribuenti il costo dell'operazione. Anche perché sembrava abbastanza certo che, per accontentare tutti, il governo, pur pagando ai comuni solo l'Imu 2012, avrebbe consentito ai sindaci di accertare convenzionalmente entrate da Imu prima casa calcolate su aliquota 2013, in attesa di ricevere i trasferimenti nel 2014.
La soluzione avrebbe fatto quadrare i bilanci in termini di competenza, ma avrebbe creato carenze di liquidità a cui si sarebbe potuto rimediare solo facendo ricorso a onerose anticipazioni di cassa. La scelta di scaricare gli aumenti sui contribuenti metterebbe subito a posto i conti comunali, ma potrebbe segnare le sorti del governo di Enrico Letta. Non a caso il premier si è subito affannato a escludere «interpretazioni maliziose» della mancata approvazione del decreto, ribadendo «l'impegno del governo a non far pagare la seconda rata Imu».
Sindaci e contribuenti però sono in fibrillazione. «Siamo molto preoccupati per lo slittamento della cancellazione della seconda rata», ha commentato Alessandro Cattaneo, sindaco di Pavia e vicepresidente Anci. L'associazione dei comuni convocherà una riunione ristretta lunedì per discutere della situazione.
In questo quadro così fumoso, un raggio di luce arriva dalla commissione finanze della camera che ha approvato una risoluzione in cui si chiede al governo di valutare l'opportunità di un differimento di alcuni giorni del termine del 16 dicembre per il pagamento della seconda rata Imu.
La risoluzione, presentata da Gian Mario Fragomeli e Marco Causi (Pd) nei giorni scorsi (si veda ItaliaOggi di ieri e del 20/11) prevede in alternativa anche l'eventualità di anticipare per legge il termine del 9 dicembre entro cui i comuni devono pubblicare sul proprio sito web le delibere con le nuove aliquote e detrazioni Imu. La scadenza, originariamente fissata al 20 novembre, è stata prorogata dal dl 102/2013 per consentire anche ai comuni che approveranno il preventivo a ridosso del 30 novembre di adempiere all'obbligo di pubblicazione in una finestra temporale di dieci giorni.
«Ma nulla vieta», ha osservato Fragomeli, «che li si possa obbligare a pubblicare prima le delibere per facilitare la vita a contribuenti e professionisti e al contempo tenere ferma la scadenza del 16 dicembre». Diversamente, anche per le pressanti richieste dei commercialisti e della Consulta dei Caf, la prospettiva della proroga sarà sempre più inevitabile. E già comincia a circolare qualche ipotesi di data. «Personalmente ho suggerito al sottosegretario Baretta di individuare come nuova scadenza il 27 dicembre, così da compattarla con quella dell'acconto Iva», ha ipotizzato Enrico Zanetti di Scelta Civica. Nella risoluzione, infine, la commissione finanze ha impegnato il governo a riconoscere maggiore autonomia agli enti in materia di tasse sui rifiuti.
Oltre ad applicare la Tares («pura» o «ibrida» in quanto calcolata sui criteri Tarsu-Tia) i comuni potranno proseguire con i prelievi precedenti (Tassa rifiuti solidi urbani o Tariffa di igiene ambientale) ma solo per il 2013. Perché dal 2014 debutterà la Tari (la componente rifiuti del Trise) e tutto cambierà ancora.
FONTE: ITALIA OGGI

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