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NOVITÀ NORMATIVE

DALLA TRISE ALLA TUC.... ORA SIAMO ALLA IUC!

Un cambio di denominazione con effetti speciali. Come quello di far credere agli italiani che la tassazione sulla prima casa scomparirà. A prevederlo è l'emendamento alla legge di stabilità che i relatori, Giorgio Santini (Pd) e Antonio D'Alì (Ncd), hanno depositato ieri in commissione Bilancio al Senato e che sostituisce la già vecchia «Trise» con la nuova «Iuc». L'imposta unica comunale che camminerà su tre gambe: l'Imu sulla componente patrimoniale, la Tasi sui servizi indivisibili e la Tari sui rifiuti. In realtà di queste solo la prima non graverà sull'abitazione principale. Sempreché non sia di lusso.
Tra le altre novità in arrivo spiccano la fissazione di un tetto complessivo del prelievo pari a quello oggi previsto per l'Imu e il ritorno delle detrazioni per le famiglie con cui i sindaci dovranno alleggerire il peso della Tasi. Utilizzando i 500 milioni in più che si vedranno recapitare sul fondo di solidarietà comunale. Con l'obiettivo di ridurre comunque il carico fiscale sugli immobili. Come conferma il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giovanni Legnini: «Abbiamo la certezza che si pagherà di meno rispetto al 2012».
La nuova imposta comunale sarà unica non solo nel nome ma anche nelle modalità di versamento. Andrà corrisposta con un solo bollettino prediposto dai municipi, in quattro rate sulla falsariga di quanto già previsto per la Trise: 16 gennaio, 16 aprile, 16 luglio, 16 ottobre. A meno che i comuni non varino le scadenze o il contribuente opti per un pagamento unico a giugno. Al suo interno compariranno tre importi. Uno per ogni componente del prelievo. Ma solo quello relativo all'Imu, in caso di abitazione principale, sarà pari a zero. Ed è per questo che il capogruppo del Nuovo centrodestra a Palazzo Madama, Maurizio Sacconi, accoglie così l'arrivo della Iuc: «Conferma in modo inequivoco l'esenzione della prima casa dalla imposizione patrimoniale».
La stessa agevolazione non varrà per la Tasi. L'emendamento dei relatori conferma infatti le aliquote previste dall'esecutivo (1 per mille con un tetto massimo, solo per il 2014, del 2,5 sulla prima casa). Con l'unica differenza che la somma di imposta municipale e tributo sui servizi non potrà superare il tetto massimo previsto per l'Imu: 10,6 per mille dalla seconda casa in su. Per ammorbidire il suo impatto sui contribuenti arriva però una dote aggiuntiva, rispetto ai 943 milioni iniziali, da 500 milioni, di cui 400 provenienti dal fondo Ispe di palazzo Chigi e 100 dai minori fondi alle missioni di pace.
Risorse da devolvere obbligatoriamente a «detrazioni a favore dell'abitazione principale e delle pertinenze della stessa, nonché dei familiari dimoranti abitualmente e residente anagraficamente nell'unità immobiliare adibita ad abitazione principale». Questo meccanismo andrà testato alla prova dei fatti quando il Mef, solo dopo aver sentito la Conferenza Stato-città, avrà stabilito entro il 31 gennaio 2014 «la ripartizione dello spazio finanziario disponibile per ciascun comune» dei 500 milioni aggiuntivi. È in quella sede, dunque, che la Iuc dovrà dimostrare la sua anima federalista, attenta alle esigenze del territorio.
Nessuna novità invece per la componente rifiuti. La Tari resta un tributo commisurato ai metri quadri e l'istituzione di una tariffa puntuale rimane una semplice alternativa a disposizione dei sindaci e non un obbligo.
Lo stesso emendamento dei relatori interviene poi sull'Imu della Chiesa e del no profit. Questi enti dovranno presentare in via telematica la dichiarazione 2012 insieme 2013 secondo le modalità di un decreto dell'Economia che non risulta ancora emanato. Senza la dichiarazione però, che dovrà indicare in che percentuale l'immobile sconta l'imposta, questi soggetti non possono provvedere al pagamento. E forse è anche per questo che l'emendamento a firma Santini-D'Alì prevede per loro un pagamento in tre rate: due acconti del 50% il 16 giugno e il 16 dicembre e il saldo del restante 50% il 16 giugno dell'anno successivo.
Sul fronte imprese infine relatori e governo sono alla ricerca delle risorse necessarie per ampliare dal 20 al 30% la deducibilità dell'Imu sui capannoni. Magari estendendo il beneficio fiscale anche all'Irap.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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