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NOVITÀ NORMATIVE

LA IUC NASCONDE AUMENTI SULLE ABITAZIONI.

L'ultima evoluzione del fisco immobiliare, sotto forma di Imposta unica comunale, sembra nascere per allontanare il carico fiscale dall'abitazione principale, ma rischia di ottenere l'effetto opposto: soprattutto in quell'ampia fascia di Comuni, che fra l'altro abbraccia praticamente tutte le città, in cui l'aliquota dell'Imu per gli altri immobili ha già raggiunto il tetto del 10,6 per mille. Per ridurre questo rischio rientrano in campo le detrazioni, che però rimangono del tutto eventuali (dipenderanno dai regolamenti comunali) e limitate alle abitazioni con occupante unico, a quelle con utilizzo stagionale e ai fabbricati rurali a uso abitativo.
Per capire il problema occorre districarsi con un po' di pazienza nella girandola di sigle che sta accompagnando il difficile cammino del fisco sul mattone. L'analisi può per il momento trascurare la Tari, cioè il tributo sui rifiuti, che in pratica rimane uguale alla Tares (obbligo di coprire almeno il 93% del costo del servizio e tariffa modulata su vari fattori come il numero di abitanti e la superficie).
I problemi veri nascono dall'incrocio fra l'Imu, che resta quella nota e continua a escludere l'abitazione principale non di lusso ma torna a comprendere i fabbricati agricoli, e la Tasi, il tributo sui servizi che ha la stessa base imponibile dell'Imu e un'aliquota di partenza all'1 per mille. La novità contenuta nell'emendamento scritto ieri riguarda la somma di Imu e Tasi, che non potrà superare l'aliquota massima Imu: cioè, sugli immobili diversi dalle abitazioni principali, il 10,6 per mille, mentre la versione originaria della legge di stabilità prevedeva l'11,6 per mille. Bene: che cosa faranno le migliaia di Comuni dove l'aliquota Imu già oggi è al 10,6 per mille?
Le strade sono due: o rinunciano del tutto alla Tasi, e fanno quadrare i conti in qualche altro modo, oppure abbassano l'Imu per "fare spazio" anche al nuovo tributo. Per introdurre la Tasi, che si applica anche all'abitazione principale, all'1 per mille occorrerebbe abbassare l'Imu al 9,6, per arrivare al 2,5 per mille con la Tasi bisognerebbe far scendere l'Imu all'8,3. Viste le condizioni della finanza locale, la prima strada rimane del tutto teorica, mentre la seconda sembra molto più probabile, soprattutto nella sua versione peggiore: l'abbassamento dell'Imu sugli altri immobili, infatti, è a somma zero perché compensato dalla Tasi, mentre l'aumento di quest'ultima fa crescere il gettito del Comune dalle abitazioni principali.Senza contare che il tetto al 2,5 per mille vale solo per il 2014.
E le detrazioni, reintrodotte dall'emendamento varato ieri? In termini complessivi il loro impatto rischia di essere limitato, per due ragioni. L'emendamento mette sul piatto 500 milioni in più, ma in partenza la Tasi all'1 per mille "pareggia" con l'Imu sull'abitazione principale ad aliquota standard, cioè lontano dai livelli effettivi raggiunti dall'imposta in tanti Comuni. In molti casi, quindi, potrebbero mancare i soldi per introdurre davvero le detrazioni, che non sono obbligatorie per legge ma restano lasciate alla disponibilità delle singole amministrazioni.
La nuova regola, poi, individua puntualmente i casi a cui riservare gli sconti, e non sono solo prime case: la norma cita le abitazioni dei single, le case di vacanza, le abitazioni di chi risiede per più di sei mesi all'estero e quelle rurali. Nella scelta degli sconti, il Comune può anche tener conto degli Isee familiari (con le difficoltà applicative del caso). Morale della favola: molte abitazioni principali potranno vedersi chiedere il 2,5 per mille senza detrazioni, e quindi dover pagare un conto superiore alla vecchia Imu. Per un bilocale da 90mila euro di valore catastale, per esempio, il 2,5 per mille "lordo" significa un'imposta di 225 euro, contro i 160 dell'Imu ad aliquota standard (110 se c'è anche un figlio convivente).
Il cambio di regole, invece, rappresenta una parziale buona notizia per gli altri immobili, per i quali la Tasi non sarà sempre aggiuntiva rispetto all'Imu: per gli immobili strumentali, poi, la deducibilità al 30% può rimangiarsi una piccola fetta degli aumenti subiti negli ultimi due anni.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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