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AMMINISTRATORI DI SOCIETA' IN HOUSE RISPONDONO DI DANNO ERARIALE.

L'amministratore di una società in house può essere chiamato a rispondere verso l'Erario. Ad assumere spessore, quando la società è costituita da uno o più enti pubblici per l'esercizio di pubblici servizi, con forme di controllo analoghe a quelle che questi ultimi esercitano sui propri uffici, è la veste pubblica dell'attività manageriale. A queste conclusioni sono approdate le Sezioni unite in un'importante sentenza, la n. 26283 depositata ieri e scritta dall'ex commissario Consob Renato Rordorf.
La pronuncia che scioglie un contrasto in giurisprudenza e contribuisce a fare chiarezza su un tema "caldo" anche della cronaca parlamentare (di forme di responsabilità per i manager pubblici si discute nella Legge di stabilità) sottolinea, tra l'altro, l'opportunità di un punto di partenza europeo per affrontare quel fenomeno giuridico che ha preso tanto più corpo in questi ultimi anni rappresentato dall'in house providing. La direttiva 2006/123/Ce lascia infatti liberi gli Stati membri sulle modalità organizzative della prestazione dei servizi di interesse economico generale, aprendo quindi a diverse forme di esternalizzazione compreso l'affidamento a società partecipate dall'ente pubblico stesso.
In particolare le società in house, figura inizialmente giurprudenziale poi destinata ad acquistare consistenza anche nella legislazione nazionale, si caratterizza, ricordano le Sezioni Unite, per tre caratteristiche fondamentali. La prima è rappresentata dalla titolarità delle partecipazioni sociali a enti pubblici, con il conseguente divieto disposto dallo statuto della possibilità di cessione a privati delle relative quote. Serve poi che, almeno in misura prevalente anche se non esclusiva, l'attività sia prestata a favore dell'ente o degli enti partecipanti della società. L'attività accessoria non deve cioè avere come conseguenza una «significativa» presenza della società come concorrente di altre imprese sul mercato di beni e servizi.
Infine, quanto al tema delicato del controllo analogo, il punto determinante è che l'ente pubblico partecipante deve avere, per statuto, il potere di dettare le linee strategiche e le scelte operative della società in house.
Così, gli organi amministrativi si vengono a trovare in una posizione di vera e propria subordinazione gerarchica. «L'espressione "controllo" – avverte la sentenza – non allude, perciò, in questo caso all'influenza dominante che il titolare della partecipazione maggioritaria (o totalitaria) è di regola in grado di esercitare sull'assemblea della società e, di riflesso, sulla scelta degli organi sociali; si tratta, invece, di un potere di comando direttamente esercitato sulla gestione dell'ente come modalità e con un'intensità non riconducibili ai diritti e alle facoltà che normalmente spettano al socio».
Tutti elementi, riconoscono le Sezioni unite, che mettono in evidenza l'anomalia del fenomeno dell'in house nel panorama del diritto societario. E a mitigarla non soccorrono aspetti come l'eterodirezione conosciuta nell'ambito delle holding: in questi casi, infatti, precisa la sentenza, il potere di direzione e coordinamento che spetta alla capogruppo non annulla del tutto l'autonomia gestionale della controllata.
E allora, i limiti alla giurisdizione contabile non possono valere nei confronti di enti che della società hanno solo l'involucro esteriore, ma che, in realtà, rappresentano delle vere e proprie articolazioni della pubblica amministrazione.
Gli organi di queste società dunque, «assoggettati come sono a vincoli gerarchici facenti capo alla pubblica amministrazione, neppure possono essere considerati, a differenza di quanto accade per gli amministratori delle altre società a partecipazione pubblica, come investiti di un mero munus privato, inerente a un rapporto di natura negoziale instraurato con la medesima società». Possono pertanto essere considerati legati alla pubblica amministrazione da un rapporto di servizio come avviene per i dirigenti preposti ai servizi direttamente erogati dall'ente pubblico.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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