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NOVITÀ NORMATIVE

RICORSO IN APPELLO DA NOTIFICARE A TUTTE LE PARTI PRESENTI IN PRIMO GRADO

Il ricorso in appello deve essere notificato a tutte le parti costituite nel giudizio di primo grado, pena la sua inammissibilità; la violazione eventuale, è rilevabile d'ufficio in ogni stato e grado del giudizio. Sono le motivazioni che si leggono nella sentenza 53/08/2010 emessa dalla sezione ottava della Commissione tributaria regionale di Catanzaro, depositata in segreteria il 19 febbraio scorso.
La vicenda tratta di un avviso di liquidazione emesso dal comune di Scalea e notificato al contribuente; la contestazione riguardava anche la relativa cartella di pagamento di cui il ricorrente, coinvolgendo nel giudizio anche il concessionario della riscossione, aveva eccepito l' inesistenza della notificazione. Nel giudizio instaurato dal contribuente si costituiva sia il comune che il servizio di riscossione.
La Commissione provinciale, riteneva fondato nel merito il ricorso, ed accogliendolo, annullava la pretesa dell'ente; il comune di Scalea rivolgendosi alla Ct regionale della Calabria, proponeva appello contro questa decisione. I giudici regionali, sollecitati dal contribuente ad esaminare una questione pregiudiziale sul rito, hanno dichiarato l'appello del comune inammissibile.
La sentenza offre spunti per considerare che, quando nella vertenza siano costituite più parti, l'appello deve essere necessariamente presentato nei confronti di tutte le parti costituite in primo grado; questo significa che, anche se la decisione investe anche una sola tra quelle chiamate in giudizio, ed il collegio non abbia escluso alcuno dei chiamati dal giudizio di primo grado, l'appello dovrà essere proposto verso tutte le parti costituite, pena la sua inammissibilità. «L'articolo 53, comma due, primo periodo, del dlgs n. 546/1992», osserva il collegio d'appello, «recita: "il ricorso in appello è proposto nelle forme di cui all'articolo 20, commi uno e due, nei confronti di tutte le parti che hanno partecipato al giudizio di primo grado e deve essere depositato a norma dell'articolo 22, commi uno, due e tre" la sua inosservanza, determina l'illegittimità dell'atto.
Né tale violazione può essere sanata mediante l'invito di integrazione del contraddittorio ai sensi dell'articolo 4 dello stesso dlgs n. 546/1992». Infatti il collegio aggiunge che in questo caso non si verte nell'ipotesi di litisconsorzio necessario così come è stato autorevolmente stabilito dalle sezioni unite della cassazione nella sentenza 16412/07. Infine, essendo scaduto anche il termine lungo per proporre appello di un anno e quarantasei giorni (dal 4 luglio 2009 termine ridotto a sei mesi), il gravame è inammissibile.
FONTE: ITALIA OGGI

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