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NOVITÀ NORMATIVE

TIA: TUTTO CAMBIA PERCHE' NIENTE CAMBI?

Giornata decisiva per le grandi manovre sulla tariffa d'igiene ambientale, per rimettere ordine alla disciplina travolta dalla pronuncia della Corte costituzionale che ha dichiarato che la Tia è un tributo.
Il campo di battaglia è la conversione del decreto incentivi, che vede scadere oggi i termini per gli emendamenti in commissione finanze alla Camera. Maurizio Leo (Pdl), membro della commissione e assessore al bilancio del comune di Roma, ha presentato le proposte che sanciscono per legge la natura tributaria della Tia ma bloccano la possibilità di chiedere rimborsi sull'Iva pagata finora dagli utenti. Rispondendo a un question time a Montecitorio, però, il governo ha sparigliato le carte, e per bocca del sottosegretario all'Economia, Daniele Molgora (Lega Nord), ha detto di essere pronto «a esaminare positivamente ogni proposta che miri ad affermare la natura non tributaria della Tia».
In pratica, l'idea è quella di andare in senso opposto alla lettura dei giudici costituzionali, e scrivere una norma per dire che la Tia è una tariffa e che quindi l'Iva continua a essere dovuta. Il governo non si impegna in prima persona, ma l'ipotesi dovrebbe tradursi oggi in un emendamento della maggioranza, "accolto" con favore dall'esecutivo. «Nel quadro attuale - spiega Molgora riferendosi alle recenti indicazioni dell'agenzia delle Entrate, che avevano chiarito l'inapplicabilità dell'Iva - l'amministrazione non può che prendere atto delle conseguenze della sentenza della Consulta, ma a livello legislativo è possibile accogliere indicazioni diverse, che risolverebbero molti problemi». Se passasse questa linea, la Tia tornerebbe a essere una tariffa, e l'Iva continuerebbe a essere pagata; con un vantaggio per negozi e imprese (che possono detrarre l'Iva) e un nulla di fatto per le utenze domestiche, che dovrebbero anche scordarsi i rimborsi sul pregresso.
Le loro prospettive, del resto, non sono migliori in caso di "vittoria" dell'ipotesi opposta, contenuta nei due emendamenti proposti da Leo (accompagnati da un correttivo, sulla stessa linea, a firma di Osvaldo Napoli, Pdl, vicepresidente dell'Anci). L'idea in quel caso è di stabilire che la Tia è un tributo, segue le regole fissate per la Tarsu (cioè la tassa rifiuti propriamente detta) dal Dlgs 507/1993 e, nel calcolo dei costi, si può basare sul «metodo normalizzato» regolato dal Dpr 158/1999. Nella tassa, in sostanza, verrebbe inglobata l'Iva venuta a mancare, per evitare di aprire un buco nei conti locali.
Questa previsione getta le basi anche per salvare il passato, chiudendo la porta a ogni ipotesi di rimborsi. La vecchia Iva pagata a suo tempo, infatti, diventerebbe ex post secondo gli emendamenti «una quota delle tariffe», senza però innescare una complicatissima marcia indietro nei confronti dei contribuenti che operano in campo Iva. Le loro detrazioni, infatti, verrebbero «fatte salve», mentre per il futuro il giro di giostra si tradurrebbe in un aggravio secco.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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