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NOVITÀ NORMATIVE

FONDI AI COMUNI: PAGAMENTI DELLO STATO AL RALLENTATORE.

Il ritardo nell'erogazione del saldo del fondo di solidarietà preoccupa i sindaci, che hanno chiesto al governo di attivare ogni iniziativa utile per assicurare l'immediato pagamento ai comuni delle risorse loro spettanti. La richiesta, «urgentissima», è stata inviata ieri da Piero Fassino, primo cittadino di Torino e presidente dell'Anci, al ministro dell'interno, Angelino Alfano.
Il versamento, che era atteso entro il 30 novembre, difficilmente arriverà prima del 16 dicembre. Sempre che fino ad allora tutto fili liscio. La vicenda, in effetti, sta assumendo i contorni di un giallo: il Dpcm che deve approvare formalmente il riparto è già stato firmato da Alfano, ma attende ancora il via libera del Mef, dopo di che dovrà anche passare il vaglio di legittimità della Corte dei conti. Solo a quel punto, potrà essere firmato dal premier, Enrico Letta, e pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale.
Al momento, quindi, le cifre utilizzate dai ragionieri capo per (cercare di far) quadrare il bilancio (ormai definitivamente chiuso) non hanno neppure il crisma dell'ufficialità. Sui circa 6,9 miliardi complessivi del fondo, ne restano ancora da erogare circa la metà, dopo gli acconti già pagati a febbraio (1,3 miliardi) e settembre (2,5 miliardi). Senza questi soldi, ha sottolineato Fassino, si pongono per molti enti serie difficoltà di liquidità, con gravi intralci alla gestione contabile e di cassa di fine anno.
È vero che il dl 133/2013 (art. 1, comma 12) ha cercato di metterci una pezza, consentendo fino al prossimo 31 marzo di portare le anticipazioni di tesoreria oltre il limite fisiologico dei 3/12, fino a 5/12, Ma è solo un palliativo, il cui costo (in termini di maggiori interessi) difficilmente potrà essere compensato dal magro stanziamento (appena 3,7 milioni) previsto dalla norma per i rimborsi statali.
Un aiuto più concreto ai sindaci potrebbe arrivare a breve dalla distribuzione dei trasferimenti compensativi del mancato incasso del saldo dell'Imu: il Viminale, infatti, sta predisponendo in questi giorni i mandati di pagamento relativi alla prima quota, che è pari a circa l'83% del totale (la seconda tranche, invece, sarà erogata solo nel prossimo mese di febbraio). Ma ciò ovviamente non è sufficiente, anche perché tali somme vanno a compensare una minore entrata tributaria e nulla hanno a che vedere con il fondo, che al contrario rappresentata la versione aggiornata, riveduta e corretta dei vecchi trasferimenti erariali.
Quali siano gli ostacoli che impediscono di procedere alla distribuzione non è dato sapere. Certamente ci sono da sciogliere alcuni nodi tecnici, dovuti principalmente al fatto che, nei comuni con prevalenza di abitazioni principali sul proprio territorio, la somma dei rimborsi statali per le due rate dell'Imu porta ad un importo superiore alla percentuale di gettito destinata a finanziarie il fondo.
Ma il timore è che, in realtà, il vero problema siano le note difficoltà (di cassa, ma anche di competenza) del bilancio statale. Se fosse vero, difficilmente l'erogazione effettiva potrà essere disposta prima che l'Agenzia delle entrate incassi il saldo Imu, che i contribuenti dovrebbero versare appunto entro il 16 dicembre. Non va meglio alle province, anzi. Sempre ieri, il Viminale ha annunciato l'imminente pubblicazione del decreto che ripartisce fra gli enti di area vista delle regioni ordinarie il fondo sperimentale di riequilibrio.
A tale importo, che per 2013 vale circa 1 miliardo, verranno poi sottratte le riduzioni previste dalla «spending review» targata Monti. In non pochi casi, il saldo dell'operazione diviene negativo, spesso anche per cifre consistenti, che lo Stato (tramite le Entrate) tratterrà dai riversamenti delle somme pagate dai cittadini a titolo di imposta provinciale sulla Rc-auto. Per molti enti, la tagliola rischia di portare al default.
FONTE: ITALIA OGGI

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