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NOVITÀ NORMATIVE

STRETTA SUL PERSONALE DEGLI ENTI TERRITORIALI.

Mentre la Camera lavora sulla legge di stabilità, il Senato esamina il decreto «salva-Roma», atteso in Aula per questa mattina, e le sovrapposizioni complicano l'evoluzione delle regole sulla finanza locale.
Ieri la commissione Bilancio di Palazzo Madama ha approvato un emendamento che impone a Regioni ed enti locali che hanno sforato i tetti di spesa nella contrattazione integrativa un piano di recupero obbligatorio delle risorse di troppo erogate, accompagnato da un pacchetto obbligatorio di riduzione del personale: in particolare, le Regioni e gli enti locali dovranno tagliare di almeno il 20% l'organico dei dirigenti, e di almeno il 10% quello dei dipendenti, utilizzando per gli esuberi le misure previste per le amministrazioni centrali dalla spending review 2012 (mobilità, scivolo e pensionamento con regole pre-Fornero). Come si vede, i piani obbligatori vanno ben oltre il problema dei contratti integrativi troppo "generosi", e impongono una «razionalizzazione» complessiva degli organici, con tanto di accorpamento di uffici e snellimento delle strutture, da sottoporre al controllo del ministero dell'Economia.
Sul tema del personale si è esercitata anche la Camera, che dopo un fitto lavoro di riscrittura ieri ha approvato in commissione Bilancio gli emendamenti del relatore alla legge di stabilità.
Gli organici locali interessati dai provvedimenti sono in questo caso quelli delle società partecipate non quotate: nei correttivi approvati ieri viene infatti riproposta la mobilità del personale delle partecipate, che si può verificare tramite accordi fra le società nei quali le aziende con dipendenti in eccesso cedono risorse umane a quelle che eventualmente abbiano bisogno di più forze in campo. In ogni caso, una clausola esclude il passaggio del personale dalle società agli enti locali di riferimento, per evitare di cozzare con l'obbligo di concorso pubblico nell'accesso alle Pa.
Sul versante dei bilanci, si moltiplicano i meccanismi di distribuzione centralizzata delle risorse che il ministero dell'Economia e il Viminale dovranno gestire nei primi mesi del 2014: oltre ai 116,5 milioni destinati a rimborsare i Comuni del mancato gettito dell'Imu sui fabbricati agricoli strumentali, che dovrebbero essere assegnati entro la fine di gennaio secondo il calendario scritto nell'emendamento, viene riproposto il meccanismo degli aiuti regionali sul Patto di stabilità che per il 50% devono andare ad alleggerire gli obiettivi per i Comuni fra mille e 5mila abitanti. Lo scopo dichiarato è quello di azzerare il Patto per i piccoli Comuni, ma la strada è "indiretta" perché prevede anche un intervento centrale per redistribuire le risorse che risultassero inutilizzate. L'Anci continua a puntare a un'esclusione tout court dei piccoli Comuni dal Patto, ma per questa via ottiene almeno un passo in questa direzione.
Con una controindicazione: la redistribuzione centrale non avverrà prima del 30 aprile prossimo, e quindi occorre prepararsi a una nuova pioggia di rinvii dei termini entro cui i Comuni devono chiudere i bilanci (e decidere le aliquote dei tributi). Per i piccoli Comuni arriva anche un calendario scaglionato negli obblighi di gestione associata delle funzioni fondamentali, che prevede uno step intermedio al 30 giugno (tre nuove funzioni) prima del vincolo generalizzato a fine anno, e 30 milioni in più per le Unioni e le fusioni.
Spunta, infine, una sanatoria per i sindaci che si sono visti negare dal consiglio comunale l'accesso al fondo «salva-enti», e che dovrebbero quindi dichiarare il dissesto: a loro gli emendamenti alla legge di stabilità aprono una seconda chance, purché dimostrino alla Corte dei conti di aver migliorato i propri parametri.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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