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NOVITÀ NORMATIVE

ALLENTAMENTI AL PATTO PER LE GESTIONI ASSOCIATE.

Patto di stabilità soft per i comuni «capofila» che gestiscono funzioni e servizi anche per conto di altri enti. Non dovranno più sobbarcarsi in toto i costi per i servizi erogati (col rischio di sforare il patto di stabilità) perché le spese saranno imputate pro quota a tutti gli enti fruitori.
Il paradosso che fino ad ora ha ingessato le gestioni associate (soprattutto dei piccoli comuni) è stato finalmente superato grazie a un emendamento alla legge di stabilità approvato dalla commissione bilancio della camera.
A firmarlo, il deputato Pd Gian Mario Fragomeli. La proposta di modifica era nell'aria da tempo e in un primo momento sembrava destinata a entrare nel ddl «svuota province» del ministro Graziano Delrio che contiene numerose disposizioni in materia di associazionismo e piccoli comuni. Ma poi è rimasta per un po' in naftalina anche per via di alcuni dubbi di copertura da parte della Ragioneria dello stato.
Rispetto al testo precedente, però, l'emendamento inserito nella manovra, ha una portata più ampia perché non riguarda solo la gestione associata delle nove funzioni fondamentali da parte degli enti con meno di 5.000 abitanti, ma contempla espressamente anche l'ipotesi in cui comuni più grandi si mettano insieme per erogare «servizi». Dal 2014 i costi non saranno sopportati solo dal municipio gestore, ma, come detto, verranno imputati ai fini del Patto in quota parte a tutti gli enti fruitori del servizio.
«In Italia, troppo spesso, a un comune che eroga servizi e funzioni intercomunali non viene, di fatto, riconosciuto alcun merito: finalmente, con la modifica normativa appena approvata, si porrà termine quantomeno a un'ingiustificata e a una gravosa penalizzazione», ha commentato Fragomeli. Il nuovo calcolo entrerà in vigore già dal 2014 con una riduzione dell'obiettivo di patto di stabilità, per i comuni capofila, relativa ai servizi erogati e alle funzioni svolte in forma associata nelle annualità 2009-2011.
Il meccanismo prevede che entro il 30 marzo di ciascun anno l'Anci debba comunicare al Mef, mediante il sistema web http://pattostabilitainterno.tesoro.it della Ragioneria, gli importi in riduzione e in aumento degli obiettivi di ciascun comune sulla base delle istanze prodotte entro il 15 marzo di ogni anno.
Fondo di solidarietà, i fabbisogni fanno la differenza. Dal 2014 i fabbisogni standard faranno la differenza nell'attribuzione delle risorse ai comuni. Un emendamento del governo, approvato in commissione, prevede che dall'anno prossimo, nelle regioni a statuto ordinario, il 10% degli importi attribuiti a ciascun comune a titolo di fondo di solidarietà comunale debba essere accantonato per essere ri-distribuito tra gli stessi enti sulla base dei parametri di virtuosità approvati dalla Commissione tecnica paritetica per l'attuazione del federalismo fiscale (Copaff). L'ammontare del fondo per il 2014 è di 6,647 miliardi di euro.
Per i sindaci sulla Tasi manca un miliardo di euro. Il pacchetto sulla tassazione immobiliare vedrà dal 2014 il debutto della Iuc, l'imposta comunale «unica» ma al tempo stesso «trina» perché sarà alimentata da tre componenti, Imu per il patrimonio, Tasi per i servizi e Tari per i rifiuti. Rispetto al testo del senato, Montecitorio non ha introdotto grandi modifiche. Tramontata l'ipotesi di una «mini Tasi» con aliquota all'1 per mille, il governo non ha accolto le richieste dei comuni di avere più fondi per finanziare la previsione di detrazioni a favore dei contribuenti.
L'Anci avrebbe voluto che fosse riconosciuta agli enti che prevedono detrazioni la possibilità di applicare un'aliquota massima Tasi del 3,5 per mille. Ma anche questa richiesta è caduta nel vuoto, determinando una secca risposta da parte del presidente dell'associazione dei comuni, Piero Fassino. Secondo il sindaco di Torino ai comuni manca ancora un miliardo. «I fondi messi a disposizione sono insufficienti: se non verranno alzate le aliquote, i sindaci saranno costretti a usare i 500 milioni stanziati dal governo per altro, per i servizi, non per le detrazioni». Con il rischio concreto di far pagare chi nel 2012 proprio per effetto delle detrazioni non aveva versato nemmeno un euro di Imu.
Un rischio che il comunicato diffuso ieri sera dal Mef (in cui, numeri alla mano, si escludono aggravi fiscali sull'abitazione principale nel 2014) non fuga del tutto. «La Tasi è un tributo gestito interamente dai comuni che, in base alle loro esigenze di bilancio, possono decidere di ridurre l'aliquota (fino ad azzerarla), di introdurre ulteriori detrazioni o agevolazioni, o di aumentarla fino ad un massimo del 2,5 per mille», si osserva nella nota ministeriale.
«E anche nel caso di aliquota al 2,5 per mille», assicura via XX Settembre, «l'inserimento di detrazioni finanziate per 500 milioni porterà a un minore onere fiscale». Una certezza granitica, insomma, che però viene subito smussata qualche riga più in là. «L'effetto sui singoli contribuenti dipende dalle modalità specifiche di applicazione delle aliquote e delle detrazioni, che sono lasciate all'autonoma determinazione dei comuni». Ma è proprio questo il punto. Perché senza certezze sulle risorse, i sindaci potrebbero decidere di non fare sconti a nessuno.
FONTE: ITALIA OGGI

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