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NOVITÀ NORMATIVE

LE NUOVE IMPOSTE COMUNALI RISCHIANO DI APPESANTIRE IL CARICO TRIBUTARIO.

Appena confluita nella versione "definitiva" della legge di stabilità, che attende ora solo il voto della Camera prima del passaggio formale in Senato, la nuova tassazione sulla casa incontra una pioggia di critiche. Arrivano dai sindaci, che oggi torneranno a chiedere un aumento di risorse sul fondo di solidarietà comunale, ma anche dalla stessa maggioranza. Lo stesso segretario del Pd, Matteo Renzi, ha parlato di «rappresentazione di un fallimento», pur ricordando «l'impegno preso con Letta a non mettere bocca sulla legge di stabilità». Insomma, il cantiere non sembra chiuso.
I numeri
Il ministero dell'Economia, in una nota diramata ieri, ribadisce che a livello complessivo il prelievo scende ma sono molti i problemi legati alla distribuzione del carico fiscale. Secondo il Mef il gettito complessivo ad aliquota standard per la prima abitazione sarà inferiore a quanto versato con l'Imu. Positivo anche l'effetto del nuovo sistema di detrazioni a favore dell'abitazione principale. Necessario, poi, tener conto dell'effetto positivo sul confronto della maggiorazione Tares per servizi indivisibili. Con un risultato: la Tasi sulla prima casa non è più cara dell'Imu.
In realtà ad alimentare il rischio di un prelievo maggiorato sono due problemi convergenti: il tetto all'1 per mille per l'aliquota sull'abitazione principale è scomparso con la stessa rapidità con cui era spuntato, mentre rimane invariato il limite generale al 10,6 per mille per la somma di Imu e Tasi sugli altri immobili e la dotazione del fondo di solidarietà per i Comuni, con 500 milioni per le detrazioni (circa 20-25 euro per abitazione).
Così concepita, la nuova tassazione immobiliare blocca ogni leva fiscale nelle centinaia di Comuni (e nell'ampia maggioranza delle grandi città) che hanno già portato l'aliquota Imu ordinaria al 10,6 per mille, e quindi non possono istituire la Tasi. In quei casi, e in modo simile nelle migliaia di enti in cui l'Imu ordinaria è arrivata almeno al 9,6 per mille, l'intero sforzo fiscale per pareggiare i conti rischia di scaricarsi sull'abitazione principale, portando l'aliquota al 2,5 per mille (nel 2015 il limite massimo vola al 6 per mille). Per un bilocale medio, con una base imponibile da 60mila euro, significa pagare 150 euro, un livello analogo all'Imu massima prevista per chi non ha figli conviventi: basta la presenza di un figlio a rendere l'Imu, anche ad aliquota massima, più leggera rispetto alla Tasi al 2,5 per mille.
Dopo il riordino
Ma anche la Tasi "base", all'1 per mille, può incontrare più di un paradosso. Le detrazioni fisse, rese obbligatorie dalla legge statale, esentavano dall'imposta sul mattone circa 5 milioni di immobili di basso valore catastale, che invece sono chiamati a pagare la Tasi: «Un errore – spiega Angelo Rughetti (Pd) – che va sanato in fretta». La dote da 500 milioni (prevista solo nel 2014) per l'inserimento delle detrazioni rischia di non intaccare il problema, anche perché secondo i primi calcoli in molte città l'aliquota massima della Tasi non basterà a pareggiare i conti con l'Imu: il nuovo tributo, infatti, "pareggia" con l'imposta municipale ad aliquota standard, cioè un livello lontano da quello effettivo raggiunto con gli aumenti introdotti in migliaia di Comuni. Senza contare l'effetto regressivo del passaggio dalle detrazioni obbligatorie dell'Imu (200 euro fissi e 50 euro per ogni figlio convivente fino a 26 anni) a quelle light, e opzionali, della Tasi: il nuovo meccanismo abbassa le imposte per le case di valore fiscale superiore a 120mila euro, che sono il 17% del totale ma pagavano il 60% dell'Imu e rischia di presentare un conto più elevato a chi ha un valore fiscale fino a 60mila euro.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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