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NOVITÀ NORMATIVE

IL BILANCIO 2014 POTEVA ESSERE APPROVATO SENZA LO SLITTAMENTO?

L'avvio del 2014 non è dei migliori. Balletto di cifre e di scadenze. Nel frattempo, si dovrà approvare il bilancio di previsione 2014 con tutti i dubbi e le incertezze che caratterizzano ormai ogni anno. Il decreto del ministero dell'interno del 19 dicembre (G.U. n. 302 del 27 dicembre) ha prorogato al 28 febbraio 2014 la scadenza per l'approvazione del preventivo, anche se già si parla di ulteriori proroghe. Ma sulle cifre per raggiungere gli equilibri le incognite sono ancora numerose. Basti pensare alla nuova Imposta unica comunale (Iuc) e alla sua prima scadenza.
Dalla lettura della legge di Stabilità 2014, appena entrata in vigore, e stando alle novità in tema di fiscalità locale e patto di stabilità, sicuramente non ne mancheranno altre di proroghe. L'approvazione del bilancio di previsione per l'esercizio 2014 resta una partita aperta.
Ma l'esercizio provvisorio poteva essere evitato? È il solito dubbio amletico che al termine di ogni esercizio frena gli uffici finanziari. A prescindere dalla proroga concessa, si ritiene che, nonostante le incertezze legislative, anche per il 2014, come per i precedenti, si sarebbe potuto affrontare il consiglio comunale entro il 31 dicembre 2013 e approvare il preventivo nei termini ordinari di legge.
È evidente, ci sono i pro e i contro. Basta però precisare alcuni aspetti. Per il 2014, la nuova Iuc dovrebbe garantire (il condizionale è d'obbligo) il gettito dell'Imu, della Tares e coprire i servizi indivisibili; l'imposta municipale secondaria è rinviata al 2015; il patto di stabilità è stato ridefinito sia nelle percentuali dei saldi obiettivo, sia nelle medie di riferimento delle spese correnti (2009-2011), e, a breve, si capirà meglio il meccanismo di funzionamento degli spazi finanziari per il pagamento di spese in conto capitale (850 milioni per i comuni) e dei debiti ante 31 dicembre 2012 (500 milioni).
All'atto pratico, il bilancio di previsione 2013, approvato entro il 30 novembre, contiene anche le annualità 2014/2015, e per tali annualità gli equilibri sono già garantiti. Motivo per cui, prima del 31 dicembre 2013, e a legislazione vigente a tale data (si ricorda che la legge di Stabilità è entrata in vigore l'1 gennaio 2014), il bilancio avrebbe potuto essere approvato con il gettito Imu e Tares e con la definizione dei saldi ai fini del patto, tenendo conto della media 2009/2011 e utilizzando, per il 2016, la percentuale che era già nota da tempo e contenuta nel disegno di legge di stabilità.
Il bilancio si chiama, per l'appunto, di previsione e può essere variato in ogni momento, a partire dal 2 gennaio. Non approvarlo significa incorrere in un duplice rischio, i cui riflessi sono svariati. Come sarà regolamentata la Iuc? Soprattutto, quando si avranno gli elementi di certezza che consentiranno ai comuni di disciplinare il nuovo tributo?
Ricordiamo tutti quante volte il legislatore ha cambiato le regole su Imu e Tares nel corso del 2013, rendendo difficile non solo l'istituzione del tributo sui rifiuti, ma la quantificazione e la corretta contabilizzazione delle entrate locali, fondo di solidarietà compreso (sul ristoro dell'Imu 2013 dovremo aspettare un decreto del Mef previsto per il 28 febbraio 2014 - dl n. 133/2013). Il rischio Iuc è il medesimo. Si fanno già le prime ipotesi di come, quando e quanto dovranno pagare i contribuenti a titolo di imposta unica.
L'altro grosso limite, derivante da tale proliferarsi di norme poco chiare, tocca la liquidità e le casse comunali. Non è certamente salutare, a lungo andare, l'estensione a 5/12 dei limiti di anticipazione di tesoreria. Ritardi nell'attuazione della Iuc, e l'esperienza insegna, produrrebbero un eccessivo ricorso alle anticipazioni e un blocco quasi certo dei pagamenti, con i noti riflessi di aggravio di costi per interessi, atti di pignoramento e spese per la difesa da azioni esecutive. Per non parlare dei disagi recati ai contribuenti.
Approvare il bilancio nei termini e poi ricorrere alle variazioni è sempre possibile, nonostante le «confusioni romane». Certo, nessuno potrebbe mai accusare l'ente di cattiva programmazione se ricorre più volte allo strumento delle variazioni! Al limite, la responsabilità potrà ricadere sul legislatore, che sembra non aver compreso a pieno le difficoltà che hanno dovuto subire tutti i comuni italiani nel corso di questi ultimi due anni, e che, si teme, si ripeteranno anche per il 2014.
In ultimo, appare utile ricordare le giuste bacchettate della Corte dei conti (delibera sezioni autonomie n. 23 del 14 ottobre) sulla gestione provvisoria in dodicesimi e sulla illogicità delle continue capriole del legislatore sulla fiscalità locale.
Si ritiene che ne valga sempre la pena fare uno sforzo entro fine anno. I vantaggi si avrebbero per tutto l'esercizio successivo. Peccato che oggi è già tardi parlare di ciò; peccato che la politica, spesso, non tiene conto degli aspetti tecnici che, in molti casi, fanno la differenza.
FONTE:ITALIA OGGI

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