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NOVITÀ NORMATIVE

Fondo di Solidarieta' 2014: TROPPE INCOGNITE SULLA QUANTIFICAZIONE.

Incognita fondo di solidarietà per i comuni. La legge di stabilità 2014 ha nuovamente modificato la relativa disciplina, rimettendone l'attuazione ad un dpcm per la cui emanazione c'è tempo fino a metà maggio. Oltre due mesi dopo la scadenza del termine entro il quale i consigli comunali dovranno dare il via libera ai bilanci di previsione. E per i comuni che andranno a elezioni il rischio è di restare in esercizio provvisorio fino a dopo l'estate.
La legge 147/2013 ha rivisto la dotazione e i criteri di riparto del fondo. Per quest'anno, esso ammonta a circa 6,647 miliardi, un importo inferiore a quello del 2013 a causa della maggiore incidenza dei tagli previsti dalla c.d. spending review. In base all'art. 16, comma 6, del dl 95/2012, infatti, la riduzione del fondo (che lo scorso è stata pari a 2.250 milioni di euro), salirà a 2,5 miliardi, per assestarsi 2,6 dal 2015. Ricordiamo che la somma da imputare a ciascun comune saranno ancora definite in base alla media delle spese Siope per consumi intermedi sostenute nel triennio 2010-2012, per cui ogni ente può già oggi calcolare il proprio taglio mediante una semplice proporzione.
Oltre a tale riduzione, occorrerà tenere conto delle altre norme della legge 147 che vincolano quote del fondo ad alcuni enti (è il caso di 60 milioni destinati a incentivare unioni e fusioni) o che attingono ad esso per situazioni particolari (come avviene con il comma 203, che preleva altri 30 milioni destinandoli a interventi a favore dei migranti clandestini). Per il riparto, oltre che dei criteri già applicati nel 2013, si dovrà tenere conto degli effetti della soppressione dell'Imu sulle abitazioni principali e dell'istituzione della Tasi, su cui peraltro la nebbia è fittissima. Inoltre, il 10% del fondo sarà distribuito in base ai fabbisogni standard. Tale quota sarà prima decurtata e poi riassegnata in base alla collocazione dei diversi enti rispetto ai valori calcolati dalla Copaff (che, però, devono ancora essere in gran parte approvati).
La traduzione concreta di tali meccanismi, come si diceva, è rimessa ad un dpcm da emanare (previo accordo da sancire in Conferenza stato-città) entro il 30 aprile. Un ulteriore rebus riguarda le modalità di contabilizzazione del contributo al fondo che gli stessi comuni dovranno garantire attraverso la devoluzione di circa 4,7 miliardi della propria Imu, importo che sarà trattenuto direttamente «alla fonte» dall'Agenzia delle entrate. Il dubbio è se l'Imu vada iscritta «al lordo» delle quote di alimentazione del fondo (da contabilizzare fra le spese correnti), ovvero «al netto», anche per non distorcere dati cui sono collegati diversi parametri di rilievo (dagli obiettivi di Patto al tetto alla spesa di personale).
Questa seconda impostazione era stata recepita dall'art. 1-bis del dl 126/2013, ma tale provvedimento è stato successivamente ritirato. Ora il rischio è che ogni ente faccia a modo suo, creando una babele.
FONTE: ITALIA OGGI

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