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NOVITÀ NORMATIVE

MINI-IMU: ALLA CASSA ENTRO IL 24 GENNAIO PERCHE' NON CI SARANNO RINVII.

Nel convulso passaggio tra vecchie e nuove imposte sulla casa, il ministro dell'Economia, Fabrizio Saccomanni spiega che il 24 gennaio resta la data ultima per i versamenti, così da consentire la «contabilizzazione della mini-Imu nel 2013». Una manciata di euro - ribadisce il ministro - che equivale a meno del 10% di quanto sarebbe costata ai proprietari di prima casa l'Imu nel 2013 (4,4 miliardi), di cui il governo ha disposto l'abolizione. In più, «viene assicurato un trattamento equo dei contribuenti, non discriminandoli in base alla tempistica con cui i Comuni sono intervenuti sul tributo».
Saccomanni interviene presso la commissione Finanze della Camera in un'audizione dedicata ai contenuti del decreto Imu-Banca d'Italia, approvato dal Senato lo scorso 9 gennaio e ora in attesa di ricevere il via libera definitivo dall'aula di Montecitorio entro il 29 gennaio. L'ulteriore "coda" di un'imposta formalmente abolita - spiega - si è resa necessaria «per salvaguardare l'equilibrio di bilancio data l'impossibilità di attivare strumenti impositivi alternativi». L'Anci fa sapere intanto che i comuni non intendono aumentare l'aliquota della Tasi dello 0,8 per mille, e chiedono di acquisire il gettito relativo agli immobili commerciali della Classe «D».
Per quel che riguarda la rivalutazione delle quote della Banca d'Italia, Saccomanni auspica l'approvazione del decreto senza modifiche rispetto al testo licenziato dal Senato. È la pressante richiesta che viene in particolare da Forza Italia e dal presidente della Commissione Finanze, Daniele Capezzone. E il capogruppo Renato Brunetta, chiamato indirettamente in causa dallo stesso Saccomanni perchè tra i primi propose la rivalutazione delle quote, osserva come il ministro abbia «stravolto la sua idea e utilizzato lo strumento legislativo sbagliato».
Quindi nessuno stralcio delle norme relative a Via Nazionale, ma la disponibilità del Governo a intervenire nuovamente in altra sede su alcuni dei punti più controversi. Nel decreto «non vi è una norma che obblighi le banche che detengono quote maggiori a farne un uso particolare», ma il governo sta valutando se intervenire fissando «regole e procedure per utilizzare le sopravvenienze per meccanismi di sostegno al credito delle Pmi o a concorrere all'assorbimento delle sofferenze accumulate dalle banche.
Il valore delle quote è fissato in 7,5 miliardi: non si tratta di un «regalo ai quotisti», poiché l'ammontare delle quote che viene trasferito ai soci «è una parte non eccessivamente grande del capitale e delle riserve». Quanto alla ratio delle nuove misure, Saccomanni ribadisce che non vengono con esse modificate le linee portanti dell'ordinamento della Banca d'Italia, e non vi sarà alcun problema per l'indipendenza e l'autonomia della banca.
Quanto alle dismissioni degli immobili pubblici, il Governo vigilerà per evitare che le modifiche introdotte dal Senato «depotenzino strumenti rilevanti per il programma di dismissioni delineato dalla legge di Stabilità».
FONTE: IL SOLE 24 ORE

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