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NOVITÀ NORMATIVE

TASI: TRATTAMENTO AGEVOLATO SOLO SUI RURALI STRUMENTALI.

I fabbricati rurali non sono esenti dalla Tasi. Tuttavia, solo per quelli strumentali l'articolo 1, comma 678, della legge di stabilità (147/2013) assicura un trattamento agevolato. I comuni, infatti, non possono applicare un'aliquota superiore all'1 per mille. Ex lege, invece, non spetta alcun beneficio ai fabbricati destinati a abitazione.
Sono considerati fabbricati strumentali quelli diretti alla manipolazione, trasformazione e vendita dei prodotti agricoli. L'esonero però non spetta nonostante il richiamo nella disciplina Tasi dell'articolo 13 del dl 201/2011, che è limitato alla determinazione della base imponibile, la quale è analoga a quella dell'Imu. Quindi, mentre per l'Imu è stabilita espressamente l'esenzione per gli immobili strumentali all'attività agricola, per la Tasi il beneficio è limitato all'aliquota agevolata nella misura massima dell'1 per mille. Peraltro, quest'ultimo trattamento non viene assicurato ai fabbricati destinati a abitazione di tipo rurale, che scontano la nuova imposta in modo ordinario. È lasciato ai comuni (ma la regola vale per tutti gli immobili) il potere di manovrare l'aliquota Tasi, la cui soglia massima non può superare il 2,5 per mille, fino ad azzerarla. Le amministrazioni locali, inoltre, possono concedere riduzioni e esenzioni senza alcun tetto massimo, che tengano anche conto del reddito familiare.
All'imposta sui servizi sono soggetti anche gli immobili adibiti a prima casa. Il tributo è dovuto da chiunque possieda o detenga a qualsiasi titolo fabbricati, aree scoperte e edificabili. Qualora vi siano più possessori o detentori, tutti sono tenuti in solido all'adempimento dell'obbligazione tributaria. In base a quanto stabilito dal comma 672, se è stato stipulato un contratto di locazione finanziaria la Tasi è dovuta dal locatario a partire dalla data di stipula del contratto e per tutta la sua durata. La norma poi precisa che per durata del contratto si intende il periodo che va dalla data di stipula a quella di riconsegna del bene al locatore, che deve essere comprovata da un apposito verbale.
A differenza dell'Imu il tributo sui servizi lo paga anche l'inquilino o il comodatario, o comunque il detentore dell'immobile, nella misura che varia dal 10 al 30% deliberata con regolamento comunale. Per l'imposta sui servizi comunali è fissata un'aliquota massima del 2,5 per mille, calcolata sul valore del fabbricato derivante dalla rendita catastale o sul valore di mercato dell'area edificabile al metro quadro. Al prelievo sono soggetti tutti i fabbricati, comprese le abitazioni principali per i quali è dovuta l'Imu, vale a dire anche quelli che rientrano nel novero degli immobili di pregio iscritti nelle categorie catastali A1, A8 e A9 (immobili di lusso, ville e castelli).
È però stabilita una clausola di salvaguardia per i proprietari di immobili: non devono pagare complessivamente per i due tributi (Imu e Tasi) più di quanto dovuto per l'imposta municipale con l'aliquota massima del 6 per mille per le abitazioni principali soggette a imposizione. Invece, per altre tipologie di immobili e seconde case agli enti è impedito di sconfinare oltre l'attuale aliquota massima del 10,6 per mille.
FONTE: ITALIA OGGI

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