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NOVITÀ NORMATIVE

NON POSSONO ESSERE COMPENSABILI I TRIBUTI LOCALI.

I debiti fiscali relativi ai principali tributi locali (Ici, Imu, Tarsu e Tares) non possono essere compensati con i crediti commerciali verso le pubbliche amministrazioni. Province e comuni, quindi, entreranno in gioco quasi esclusivamente come pagatori dei debiti erariali. Ma, anche in questo caso, c'è un ostacolo. Perché scatti la compensazione, infatti, il credito deve essere certificato con indicazione della data entro cui verrà pagato, ma gli enti locali possono rilasciare la certificazione anche omettendo questo elemento.
Con il decreto del Mef del 14 gennaio 2014 (pubblicato in Gazzetta Ufficiale n. 18 del 23 gennaio scorso) è stato reso operativo il meccanismo che consente di compensare i crediti maturati al 31 dicembre 2012 nei confronti delle pubbliche amministrazioni (stato, enti pubblici nazionali, regioni e province autonome, enti locali e del Servizio sanitario nazionale) per somministrazioni, forniture e appalti e prestazioni professionali con i debiti da accertamento tributario.
La compensazione potrà avvenire esclusivamente mediante F24 telematico, con inserimento dei codici tributo dei debiti e dei crediti da compensare. Per quanto concerne i debiti, va innanzitutto precisato che la procedura riguarda solo quelli relativi agli istituti definitori della pretesa tributaria e deflativi del contenzioso tributario. Inoltre, deve trattarsi di una delle fattispecie ammesse alla compensazione: a tal fine, occorre verificare l'elenco di codici tributo contenuto nell'allegato 1 al dm. In esso non sono, però, compresi i codici relativi al versamento dei principali tributi locali, come l'Imu, l'Ici, la Tarsu e la Tares (ma anche la Tosap e l'imposta sulla pubblicità). È invece presente l'addizionale comunale (e regionale) all'Irpef.
I crediti, invece, sono esclusivamente quelli certificati dagli enti debitori mediante l'apposita procedura telematica (gli eventuali documenti cartacei rilasciati in passato devono essere convertiti in formato telematico, su istanza del creditore).
Province e comuni, quindi, entreranno in gioco perlopiù in quanto debitori dei soggetti che agiranno in compensazione per sanare pendenze nei confronti dell'erario e dovranno riversare allo Stato l'importo del credito utilizzato in compensazione entro 60 giorni dalla data prevista per il relativo pagamento.
Quest'ultima deve essere espressamente indicata nella certificazione: in mancanza, la compensazione non opera (l'art. 3, comma 2, del dm prevede che, in tal caso, i pagamenti contenuti nel F24 sono considerati come non avvenuti).
In proposito, occorre evidenziare che l'art. 2, comma 2, del precedente decreto del Mef del 25 giugno 2012 (che ha disciplinato le modalità di certificazione dei crediti commerciali delle pubbliche amministrazioni) prevede espressamente che, ai fini del rispetto del patto di stabilità interno, regioni ed enti locali possono rilasciare la certificazione anche senza data. È evidente che tali crediti non possono essere utilizzati in compensazione.
Purtroppo, la certificazione senza l'indicazione della data di pagamento è quella di gran lunga più diffusa e frequente, dato che essa vincola meno l'amministrazione che la rilascia. In molti casi, peraltro, gli uffici non hanno alternative, dal momento che le incertezze sui bilanci e sugli stessi obiettivi di patto rendono pressoché impossibile prevedere quando si potrà dare luogo al pagamento effettivo.
Consapevole del problema, la legge 64/2013 ha imposto la progressiva apposizione della data di pagamento, nei limiti delle risorse rese disponibili attraverso la concessione delle deroghe al patto e delle anticipazioni di liquidità erogate dal dl 35 per consentire lo sblocco dei debiti.
In pratica, nel momento in cui l'amministrazione debitrice riceve notizia dell'entità delle risorse ad essa riconosciute e della data in cui le stesse saranno effettivamente disponibili, è tenuta ad aggiornare la certificazione, indicando la data prevista di pagamento relativamente a un set di debiti di importo corrispondente. Tuttavia, tale obbligo riguarda le sole certificazioni massive rilasciate d'ufficio entro lo scorso 15 settembre e non quelle richieste ed emesse successivamente. Sul punto, quindi, sono necessari dei correttivi o l'intero meccanismo delle compensazioni rischia di partire spuntato.
FONTE: ITALIA OGGI

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