PROFILO AZIENDALEOPPORTUNITÀ DI LAVOROCONTATTIHOME PAGE
civica

NOVITÀ NORMATIVE

SUI CELLULARI......... LA TASSA E' DOVUTA!

Nella bozza del decreto legge sul rientro dei capitali detenuti all'estero, discussa dal Consiglio dei ministri nella seduta del 24 gennaio, il Governo gioca d'anticipo sulla questione relativa alla debenza della tassa di concessione governativa sui telefonini, rimessa alla sezioni unite con ordinanza 12056 del 17 maggio 2013, ma ancora non decisa.
L'articolo 5, comma 2, della bozza del Dl prevede che agli effetti dell'articolo 21 della tariffa annessa al Dpr 641/1972, le disposizioni dell'articolo 160 del Codice delle comunicazioni elettriche di cui al Dlgs 259/2003, richiamate dal predetto articolo 21 «si interpretano nel senso che per stazioni radioelettriche si intendono anche le apparecchiature terminali per il servizio radiomobile terrestre di comunicazione», esattamente l'opposto di quanto statuito nell'ordinanza 12056/2013.
Tradotta in soldoni, la norma considera dovuta la tassa di concessione governativa, pari a 12,91 euro mensili per ogni telefonino. Se si considera che in caso di dichiarazione di illegittimità del prelievo da parte delle sezioni unite si sarebbe corso anche il rischio di richieste di rimborso di quanto pagato per 10 anni – visto che si sarebbe trattato di un indebito versamento e non di un erroneo versamento – allora si comprende il tentativo del Governo di evitare rimborsi per centinaia di milioni.
La controversia nasce da richieste di rimborso avanzate dai Comuni, i cui esiti però ovviamente riguardano anche gli altri contribuenti con un contratto di telefonia in abbonamento.
Dopo una prima sentenza (Cassazione 23052/2012) favorevole alla tesi dell'Agenzia, la Cassazione con l'ordinanza 12056/2013 ha ritenuto di rimettere la questione all'esame delle sezioni unite, anche in considerazione del gran numero delle cause ancora pendenti innanzi alla Cassazione e dal numero di Comuni coinvolti, che grazie al supporto di varie Anci regionali, come quella dell'Emilia Romagna e del Veneto, hanno presentato numerosi ricorsi collettivi.
La tesi delle Entrate si fonda sull'assunto che il presupposto della tassa è rappresentato dal contratto di abbonamento, ancora oggi previsto dall'articolo 3, comma 2 del Dm 33/1990. Il contratto sottoscritto dalla società, pur non essendo un provvedimento amministrativo, sostituirebbe ad ogni effetto la licenza di stazione radio richiamata dall'articolo 21 della tariffa allegata al Dpr 641/1972.
Ad avviso dei Comuni, invece, con la liberalizzazione dei servizi di telecomunicazione ad opera del Dlgs 259/2003 si è realizzata la privatizzazione del servizio pubblico. Il contratto di abbonamento di diritto privato (articolo 1 del Dlgs 259/2003) non può essere assimilato al documento che in base alla previgente normativa attestava la condizione di abbonato al servizio pubblico. Inoltre, l'articolo 21 della tariffa allegata al Dpr 641/1972 richiama l'articolo 318 del Dpr 156/1973, a sua volta abrogato dal Dlgs 259/2003 , e ciò sarebbe sufficiente a far ritenere la tassa non più dovuta.
La questione, anziché dalla Cassazione, è risolta invece dal Governo, con buona pace delle casse erariali, anche se occorrerà aspettare la reazione delle sezioni unite, che comunque dovranno arrivare a sentenza.
Sul punto ci si potrebbe anche aspettare una dura presa di posizione della Cassazione. I precedenti non mancano. In tema di Ici, il legislatore intervenne con una norma di interpretazione autentica quando la questione era stata già posta all'attenzione delle sezioni unite. In quell'occasione la Corte (sentenza 25506/2006) rilevò che gli interventi interpretativi sono sempre pro Fisco, in quanto dettati da ragioni di cassa e non dall'esigenza di realizzare la certezza del diritto. Peraltro, secondo la Corte, quando la norma di interpretazione è introdotta con decreto legge allora questa promana direttamente da una delle parti in causa e ciò potrebbe configurare una violazione sia dell'articolo 111 della Costituzione, che presuppone una posizione di parità delle parti nel processo, sia dell'articolo 97, che impone alla pubblica amministrazione, anche quando è parte in causa, di essere imparziale.
FONTE: IL SOLE 24 ORE

SCADENZIARIO

<settembre 2017>
lunmarmergiovensabdom
28293031123
45678910
11121314151617
18192021222324
2526272829301
2345678
calendario formazionequaderni di approfondimentobanca dati quesitibanca dati abbonati
vai al dettaglio